lunedì 9 febbraio 2015

Cultura in lutto: è morto il poeta e scrittore Marco Tornar


Le Edizioni Tracce si uniscono al dolore della famiglia e del mondo culturale regionale e nazionale per il vuoto che lascia la scomparsa del poeta, scrittore e saggista Enrico Ciancetta, in arte Marco Tornar.

Si è spento ieri, stroncato da un malore in casa, Marco Tornar, poeta, scrittore e saggista.
Alla fine degli anni '70, insieme ad altri poeti e scrittori, tra cui Nicoletta Di Gregorio e Ubaldo Giacomucci, aveva creato il "Gruppo Jarry", 
gruppo di poesia d'avanguardia
 che realizzò un vasto programma di divulgazione della poesia italiana contemporanea, con sortite provocatorie nel campo della poesia visuale e sonora, della sperimentazione verbale interdisciplinare e dello spettacolo

I funerali si sono tenuti questa mattina presso la Chiesa Spirito Santo, a Pescara.

Marco Tornar è nato a Pescara nel 1960.
Oltre a libri di poesie e saggi ha pubblicato i romanzi Niente più che l’amore (Sperling & Kupfer, 2004) e Claire Clairmont (Solfanelli, 2010) e il monologo drammatico Allegra per sempre (Tabula Fati, 2011).
Nel 2011 ha pubblicato con le Edizioni Tracce Nello specchio di Mabel.
Ha tradotto Francesca Alexander, Henry James, Kate Field.

giovedì 5 febbraio 2015

"Andare per giorni": giovedì 12 febbraio la presentazione del libro di Roberto Piperno a Roma

Giovedì 12 febbraio, alle ore 17.30presso la Biblioteca Comunale Mandela, in Via La Spezia 21, a Romasi svolgerà la presentazione della silloge poetica di Roberto Piperno Andare per giorni.
Presenteranno il libro Plinio Perilli e Luigi Celi.
Dalla prefazione di Plinio Perilli:
[...] Leggo sempre le liriche di Roberto Piperno con un misto di compunto e ammirazione, di dedizione facile e sincera. Lo leggo mentre ripenso alla sua storia – una storia indicibile a parole: eppure il poeta non ha che quelle per narrarsi, cogliere, scegliere l’elegia allarmata, sfibrata d’ogni strappo, l’eco che viaggia dentro e chiama palpito un palpito, tortura la tortura, evento ogni evento – l’ansia rocciosa del crepaccio, dell’abisso che circonda, corteggia e spesso irride, inghiotte come un orco la pace.

Ab initio stabat absurdum
quando le pietre rotolavano
senza né segni né rumori
e il mare non si componeva d’acqua
ma di suoni sciolti
da ogni ascolto
e allora del tutto
si scomponevano luci nel buio
e nessuna voce c’era
né umana né silvestre
(da Al tempo stesso)

Penso a Roberto piccolo, al suo trepido, spaurito sguardo di bimbetto quando, il 16 ottobre ’43, si salvò per miracolo dall’infausto rastrellamento nazi-fascista nel Ghetto di Roma, con la deportazione di 2.091 ebrei di cui non ne tornarono vivi che pochissimi [...].
[...] Lo sguardo di bambino piccolo, i 5 anni appena di Roberto Piperno (nato infatti a Roma nel 1938 – ahilui, l’anno indegno delle Leggi Razziali!) – allora e sempre – riemergono di continuo nei suoi testi, nelle sue raccolte ricche di un ispirato profluvio di testi, sguardi, pazienti auscultazioni di sé e degli altri, della Storia che brulica, ferve s’intriga o gemma linfa e fiori, in perenne bilico tra guerra e pace, perdizioni e salvezze (Frattali, 2000; Al tempo stesso, 2004; Sala d’attesa, 2006; Esseri, 2010)… “Siamo memoria”, ci ammonisce Roberto con una delle sue poesie più belle:

siamo memoria
accumuli di esperienze selezionate
da imprevedibili
incontrollati istinti di piacere
e di sopravvivenza
di incomprensibili paure
con istanti di ragionevoli certezze
anche i rifiuti dal passato
infanzia nascosta e il Nove di Av
ci guardano e ci riconoscono
parte di sé
immagine più completa
della nostra persona
che si trasforma all’istante
senza mai perdersi
(da Esseri)

“… Memoria, ricordi, testimonianza e sentimento della responsabilità” – ha scritto David Meghnagi nella sentita prefazione ad Esseri – “sono l’elemento conduttore che rendono possibile l’apertura di una finestra sul mondo. Il dolore che promana in Siamo memoria, in Ricordi e in Testimoni con la loro eco di angosce ravvivate dalla violenza e dalla cattiveria del mondo, sono solo parzialmente sciolte nella rievocazione dell’esodo (Mosè ricorda Pesah). Dare un nome al dolore è parte di un processo profondo con cui le generazioni ristabiliscono un contatto con le generazioni che le hanno precedute, curano il passato ed entrano attraverso una porta stretta verso il futuro”… [...] 

Roberto Piperno è nato nel 1938 a Roma, dove vive.
A seguito della tragica esperienza di perseguitato razziale è autore della pubblicazione Sull’antisemitismo (Ed Cappelli, 1964, seconda edizione aggiornata Ed. Giuntina, 2008).
Docente di lingue straniere negli Istituti Superiori, prima in Inghilterra e poi in Italia, dall’inizio degli anni ottanta è stato dirigente del Dipartimento Cultura della Provincia di Roma e consulente nazionale per le Politiche Culturali presso l’Unione delle Province d’Italia.
Dalla fine degli anni novanta ha iniziato la collaborazione con il prof. Filippo Bettini per la trasmissione radiofonica Poesia per la pace, per le raccolte poetiche “Poesie oltre i confini”, “Roma patria comune”, ”Il Tevere nella poesia del mondo”, per i pannelli di poesie istallati nelle strade di Roma durante e dopo il Giubileo del 2000, per le rassegne di poesia quali il Festival Intercontinentale “Mediterranea”, “Roma Poesia”, “Voci della Città/Poeti a Roma 1950-2000” e per gli incontri di poesia nelle scuole superiori.

Doppio incontro culturale con Maria Rita Bozzetti e Sonia Etere alla Feltrinelli di Pescara

Sabato 7 febbraio, alle ore 17.30, presso la Libreria Feltrinelli, in via Milano, a Pescara, si terrà un doppio incontro culturale con Maria Rita Bozzetti e Sonia Etere, durante il quale verranno presentati i libri Lettura al rovescio (Edizioni Tracce 2014, € 12.00) e Nella cucina di Sofia ci siamo anche noi (Edizioni Tracce 2010, € 11.00).
Presenterà Ubaldo Giacomucci (Presidente Edizioni Tracce).

Dalla prefazione alla silloge poetica di Maria Rita Bozzetti a cura di M. Carmelo Mezzasalma:
[...] Ci è sembrato spontaneo richiamare qui, di fronte a questo libro poetico di Maria Rita Bozzetti, le preganti intuizioni di Jean-Louis Chrétien in cui il fenomeno della parola viene sentito come realtà viva, anzi come quell’atto di parola che ci rivolgiamo in un dialogo e che, a nostra volta, ascoltiamo soprattutto quando è in gioco la parola della poesia che di per sé è sempre incontro, dialogo con il reale e, talvolta, con il metafisico. Non la parola, quindi, come discorso racchiuso in un testo, che avrebbe una struttura autoreferenziale, senza che nessuno lo dica ad un altro o da un altro l’ascolti, bensì la trasformazione degli interlocutori che proprio nel dialogo sono “ospitati” l’uno nella parola dell’altro restando, tuttavia, se stessi fino alla fine. Non diversamente pensava Virginia Woolf allorché scriveva in un dei suoi romanzi: «Scrivere poesia non costituisce forse una transazione segreta, dove una voce risponde ad un’altra voce?». 

Maria Rita Bozzetti nasce a Roma. Si laurea presso l’U.C.S.C. in Medicina e Chirurgia. Primario Ospedaliero ha sempre coltivato la passione poetica ottenendo riconoscimenti. Attualmente vive a Galatina (Lecce) e opera solo in ambito letterario.
Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Polvere di giorni (1992); Canta l’Eterno Presente (1998); Il Dio che non parla (2002); nell’ozio delle erbacce (2004); I dintorni della tua memoria (2004 - 2007 versione in Albanese); Segmenti ex temporanei (2006); Monade Arroccata (2008); Sulla soglia (2010); La mia Cappuccetto Rosso (2010); Tu, l’altra carne (2012); L’altro regno (2012);
Il romanzo Senza potere (2009); il saggio La parola pura del nostro destino (2013).

Dalla quarta di copertina del libro di Sonia Etere Nella cucina di Sofia ci siamo anche noi:
Grazie all’intensità emotiva dell’esposizione, la scrittura dell’Autrice coinvolge e appassiona il lettore, lo nutre di speranza e di vitalità, lo sprona a superare le impasse della vita quotidiana per diventare più forte e consapevole, ma soprattutto gli insegna una “grammatica” dell’amore e del rispetto.
In questo senso le problematiche della malattia e del disagio non diventano spunto di riflessione per teorie psicologiche, o per creare manuali di analisi del disagio, ma situazioni di vita vissuta per comprendere le profondità della psiche di chi lancia un grido d’aiuto, di chi vorrebbe chiedere amore e rispetto ma non riesce a trovare le parole per farlo.

Sonia Etere è nata e vive a L’Aquila.
Madre di due figlie adolescenti, ama la musica, i libri e la vita. Laureata in Dietistica, ha integrato i suoi studi nel campo sociale e di relazione, in cui opera ormai da venticinque anni. Ha lavorato in una clinica privata in L’Aquila e attualmente collabora con il Consultorio AIED, che ha contribuito all’edizione del presente volume. sonia.etere@virgilio.it 

mercoledì 4 febbraio 2015

Terra di Libertà (Storie di uomini e donne nell’Abruzzo della seconda guerra mondiale): la recensione apparsa sul sito dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti

Condividiamo la recensione apparsa sul sito dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti - www.odg.it - sul libro Terra di Libertà (Edizioni Tracce - Fondazione Pescarabruzzo 2014), curato da Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta.
Nel 1943, al momento dell’Armistizio, erano 72 i campi di concentramento sparsi in varie parti d’Italia per i prigionieri alleati, con 80.000 internati. Più di 40.000 riuscirono a fuggire quasi subito. I tedeschi si misero immediatamente a setacciare i territori circostanti, riprendendone la metà. Gli altri riuscirono a sopravvivere: quelli a Nord in parte riparando in Svizzera, al Sud passando le linee alleate; ma la maggior parte di loro trovarono rifugio tra la popolazione. Tutti, senza aiuti esterni, sarebbero stati ripresi; invece, dovunque, trovarono persone che li aiutarono a varcare le linee nemiche o a nascondersi. La maggior parte dei soccorritori erano contadini e pastori in cui i fuggitivi si erano imbattuti per caso e che li nascosero in fienili o in rifugi improvvisati, dando loro abiti e vitto.“Il fenomeno dell’assistenza spontanea era generalizzato in tutta la regione abruzzese. Sulla base di statistiche desumibili dai documenti conservati negli archivi di Washington si può calcolare un coinvolgimento di decine di migliaia di persone nell’assistenza, sempre più rischiosa, agli ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento dopo l’8 settembre”. La straordinaria generosità della gente d’Abruzzo, così evidenziata da Roger Absalom, storico inglese che è stato ufficiale durante la campagna d’Italia, trova conferma in questo libro, curato dalla giornalista Rai Maria Rosaria La Morgia e dallo studioso Mario Setta. Un’antologia di storie, nell’Abruzzo della seconda guerra mondiale, dedicata proprio ad Absalom. Vicende poco note al grande pubblico.Elena Aga Rossi scrisse nell’introduzione che vi è una ricca memorialistica di prigionieri che hanno narrato la loro esperienza, ma i volumi sono pubblicati solo in inglese o tradotti da case editrici locali. Precisa anche che la maggioranza dei prigionieri erano inglesi o dei paesi del Commonwealth ed erano stati catturati sul fronte africano (vi erano anche americani, tra i quali piloti abbattuti dalla contraerea). E aggiunge: “Colpisce il fatto che non sono soltanto alcuni individui che accolgono il nemico del giorno prima come ospite, ma è l’intera comunità che partecipa e si organizza per aiutarli, nonostante i proclami dei tedeschi che minacciavano la distruzione delle case dove avessero trovato rifugio i prigionieri e la fucilazione di tutti gli abitanti”.

"Non lasciate che uccidano i poeti": la recensione di Fiorella Cappelli al libro di Stefano Colli su www.aphorism.it

Condividiamo la recensione di Fiorella Cappelli alla silloge poetica di Stefano Colli Non lasciate che uccidano i poeti, apparsa sul sito www.aphorism.it:
È vento di libeccio, caldo e sabbioso ma anche umido e messaggero di pioggia, o vento di maestrale, freddo e portatore di mareggiate il verso libero che ti solleva e ti conduce in sospensione di pensieri tra anfratti ed imperscrutabili fenditure, ataviche ignote profondità dove luce e respiro hanno vita propria nella poesia, nella sensibilità del poeta. È la poetica dell'ascolto del silenzio (ovvero, bisogno di poesia) quella di Stefano Colli, alla sua prima raccolta con "Non lasciate che uccidano i poeti", una silloge di cinquanta liriche inserita nella Collana di poesia "Anamorfosi" Edizioni Tracce, che vivono di ispirazione del silenzio della notte. Questo poeta toscano, amante ed insegnante di filosofia padroneggia il verso quale esperto prodiere che ama e teme il mare quando il vento la fa da padrone: "Ho sempre ascoltato il canto del mare/ quell'andarsene a spasso per il mondo/ ...Il mare mi rese poeta/ e per questo lo ringrazio". Ed ecco la poesia immergersi, infrangersi per poi volare, spaziare tra "Incanto di Donna" in versi sciolti che incarnano sensuali, ambite emozioni e "Nudo come la notte" ("Immagino il tuo corpo di ventenne/... /Scrivo questi versi prima che fuggano/ come desideri mossi dal vento").Diviene inno, quasi preghiera, mancato respiro la poesia, quando è "Il colore della vita" e "assai più gelido è l'attimo/ che ti risucchia nell'ignoto". Bellissima ed inquietante lirica con la quale il poeta Colli dà voce a chi non sarà mai dato gioire del prodigioso incanto del nascere ma ecco che con la poesia "vivrà", protagonista eterno, quasi a voler rendere giustizia, leggerezza ai suoi affanni e nella chiusa colpisce ed affonda, l'eterno rimorso: "Leggero è il silenzio/ dei miei affanni, troppo pesante la zavorra/ di chi ha giocato a dadi con la vita". Il poeta descrive il suo tempo: storie, accadimenti, problemi sociali, e lo fa attraverso "un vizio assurdo": "La poesia è il tuo vizio, assurdo/ in un'epoca la cui essenza/ è rumore:camaleonte dei nostri tempi,/ penetri l'identico in varietà multiformi". Il poeta la ama, la poesia, per lui è vita; se così non fosse la pioggia non avrebbe parole: "Non fa rumore/ la pioggia quando bussa/ con le sue parole fradice di terra". È ricorrente la pioggia, nella poesia del Colli, quasi a voler lavare le impurità della Terra. Ed ecco il poeta attingere ai tramonti sul mare ("Ammirare il mare verso sera/ è sfogliare le pagine dell'ignoto"), ai silenzi della notte ("Nel silenzio della notte o quando/l abili ombre accenna la sera/ si dice che nasca una poesia"), alle tinte dell'autunno ("L'alloro può solo attendere/ la solenne pietà dell'incipiente/ autunno. E placida veglia la luna") per far giungere al lettore profumi, colori. E il poeta sa anche come far riaffiorare l'attimo nel rievocare tragici eventi con la pietà della parola nelle poesie "dedicate" a: Yara Gambirasio in "Sorriso di Bambina"; alle vittime della strage alla stazione di Bologna e alle loro famiglie in "2 Agosto, ore 10.25"; ed ancora a Marco Simoncelli in "Eppure Correvamo Felici"; alle vittime della Shoah in "Il Fornaio di Dachau"; a Pier Paolo Pasolini in "Non lasciate che uccidano i poeti", l'intensa lirica che lancia un grido al mondo ("Non lasciate che vincano i rimpianti/ finché il futuro donerà domande/ libere dalla boria dei profeti").

lunedì 2 febbraio 2015

Il senso della gloria in Dante, Foscolo, Schopenhauer e Leopardi: il 10 febbraio la presentazione del saggio di Aldo Onorati a Roma

Martedì 10 febbraio, con inizio alle ore 17.00, presso la Società Dante Alighieri, a Palazzo Firenze, in Piazza Firenze 27, a Roma, si terrà la presentazione del volume di Aldo Onorati Il senso della gloria in Dante, Foscolo, Schopenhauer e Leopardi (Edizioni Tracce, 2014). Sarà presente l'Autore.
«L’uomo contemporaneo insegue il successo, per sua natura effimero. Altra cosa è la gloria, che travalica i confini della vita umana. Sulla base di questa distinzione il dantista e scrittore romano Aldo Onorati con un ricco corredo di citazioni affronta il concetto di gloria in tre grandi poeti italiani e nel filosofo tedesco come frutto dell’attività dello spirito e assoluta dedizione alle opere dell’intelletto. Onorati dà vita, a dispetto del titolo, non solo ad un saggio letterario, ma anche ad un’amara riflessione sul presente e sullo scarso credito oggi riservato alle belle lettere» (Marzia Fontana, in «il Venerdì di Repubblica» del 7 marzo 2014).

Aldo Onorati è autore tradotto in molte lingue nel mondo.
Tra i suoi libri più conosciuti: La saga degli ominidi (VII ed.); Lettera al padre (VI ed.); Incontro con Zaccaria Negroni (X ed.); Nel frammento la vita (V ed.); Il sogno, l’incubo, il sacrilegio; Gli ultimi sono gli ultimi (III ed.) etc.
Fra i suoi numerosi saggi critici, il più noto: Dante e l’omosessualità.
L’opera omnia delle sue poesie è del 2005.
Dantista, è supervisore e post-fatore del libro Chanzona Ddante di Luois M. La Favia: la scoperta di un inedito del Divino Poeta.
È stato docente di Lettere agli istituti superiori e giornalista di testate nazionali, oltre che collaboratore della RAI-TV, Terzo programma, Dipartimento Scuola-Educazione. Direttore editoriale per molti anni in Roma, tiene conferenze e seminari di studi su Dante, sulla letteratura Italiana e sulla tecnica del verso.
Con la nostra casa editrice ha pubblicato, nel 2013, il romanzo Le tentazioni di Frate Amore, già in seconda ristampa.
http://ladante.it/it/rss/1062-suggestioni-e-letture-della-divina-commedia

giovedì 29 gennaio 2015

En plein di premi per Antonella Antinucci al Premio Efesto - Città di Catania 2014

Lo scorso 22 dicembre, in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Efesto - Città di Catania 2014, presso il Teatro Angelo Musco di Catania, Antonella Antinucci ha ricevuto il Primo Premio nella sezione "Edo Gari" - Poesia in Lingua, dedicata al magistrato e grande uomo di teatro - per la poesia "Un'alba (il mio corpo senza crosta)" contenuta nella silloge Burqa di vetro (Edizioni Tracce, 2014 - prefazione di Dacia Maraini). 
La poesia è ispirata alla prima donna vittima di femminicidio in Italia dell'anno 2012, Lenuta Lazar, prostituta rumena, accoltellata, spogliata e gettata in un canale da un suo cliente occasionale, ritrovata all'alba del 2 gennaio a Chiesuol del Fosso (Ferrara).
Nella stessa sezione la poetessa ha ottenuto il Terzo Premio ex-aequo per la poesia Le mie unghie dallo smalto color giardino, contenuta nella stessa silloge e dedicata a Gabriella Falzoni, strangolata con un foulard dal marito a Mozzecane (Verona) il 4 marzo 2012.
Antonella Antinucci ha ricevuto anche il Secondo Premio nella sezione Testo Teatrale "Mariella Lo Giudice", dedicata alla grande attrice scomparsa nel 2011, per il testo "D'Annunzio e il pesce rosso", ispirato a un episodio della vita del Vate per il quale aveva precedentemente scritto il racconto "Il pesce rosso", vincitore assoluto alla X edizione del premio Città di Colonna - La Tridacna (Roma) del 2013, nella sezione dedicata a Gabriele d'Annunzio, e segnalazione di merito alla prima edizione del Premio Civitaquana.
La serata è stata condotta brillantemente dal magistrato e scrittore Santino Mirabella e allietata dalla presenza di personaggi del mondo della cultura, tra i quali gli attori Tuccio Musumeci e Miko Magistro, componenti, insieme a Pippo Pattavina, della giuria finale della sezione teatrale del premio.
Rita Gari e Miko Magistro hanno premiato Antonella Antinucci rispettivamente nelle sezioni Poesia e Testo Teatrale e l'attrice Valentina Ferrante ha letto il testo della poesia vincitrice.




Antonella Antinucci vive e lavora a Pescara. Pubblica il primo racconto, dal titolo I colori rubati, sulla rivista Tracce, nel 2006.

lunedì 26 gennaio 2015

"Lettura al rovescio": domani la presentazione della silloge poetica di Maria Rita Bozzetti a Firenze

Domani, martedì 27 gennaio, alle ore 17.00presso Palazzo Borghese, in Via Ghibellina 110, a Firenzeil Club Amici delle Muse presenterà la silloge poetica "Lettura al rovescio - Dialogo poetico con il mio Maestro" di Maria Rita Bozzetti.
Il magistrato Salvatore Cosentino illustrerà ed interpreterà il libro.
Sarà presente l'Autrice.
Dalla prefazione alla silloge poetica a cura di M. Carmelo Mezzasalma:
[...] Ci è sembrato spontaneo richiamare qui, di fronte a questo libro poetico di Maria Rita Bozzetti, le preganti intuizioni di Jean-Louis Chrétien in cui il fenomeno della parola viene sentito come realtà viva, anzi come quell’atto di parola che ci rivolgiamo in un dialogo e che, a nostra volta, ascoltiamo soprattutto quando è in gioco la parola della poesia che di per sé è sempre incontro, dialogo con il reale e, talvolta, con il metafisico. Non la parola, quindi, come discorso racchiuso in un testo, che avrebbe una struttura autoreferenziale, senza che nessuno lo dica ad un altro o da un altro l’ascolti, bensì la trasformazione degli interlocutori che proprio nel dialogo sono “ospitati” l’uno nella parola dell’altro restando, tuttavia, se stessi fino alla fine. Non diversamente pensava Virginia Woolf allorché scriveva in un dei suoi romanzi: «Scrivere poesia non costituisce forse una transazione segreta, dove una voce risponde ad un’altra voce?». 
Dalla postfazione a cura di Francesca Prattichizzo:
È la disillusione di chi cerca ma non trova, di chi chiede ma non riceve risposta [...]. La forza e la mitezza del Maestro che distrugge il vecchio ma lascia all’uomo la libertà di scoprire il nuovo è assimilabile alla potenza stilistica della parola utilizzata in questi versi, per cui il lettore si trova avvolto in un connubio di significante e significato che non potrebbe essere più stretto. [...]  
Maria Rita Bozzetti nasce a Roma.
Si laurea presso l’U.C.S.C. in Medicina e Chirurgia. Primario Ospedaliero ha sempre coltivato la passione poetica ottenendo riconoscimenti.

giovedì 22 gennaio 2015

APERILIBRO all’OSTERIA della MUSICA di Cepagatti: domenica 25 gennaio il primo appuntamento con Michele Marino e Raffaele Rubino

Aperilibro, il nuovo aperitivo culturale, prenderà il via domenica 25 gennaio, alle ore 19.00, presso Osteria della Musica, C.da Rapattoni - via Quattroventi, a Cepagatti (PE).
Il matrimonio tra cultura ed enogastronomia, condito da note musicali, farà il suo esordio a Cepagatti, nel tempio della musica dal vivo. Lo annuncia l’amministratrice, Maria Zaccagnini, che con orgoglio annuncia: “Parole, musica e colore che si incontrano, alla domenica, sempre nello stesso posto, questo è il nostro obiettivo. Da noi i tre amici parole, musica e colore incontrano un quarto amico: il cibo, che tiene loro compagnia mentre raccontano storie, ognuno nel modo che gli è più congeniale. Le parole vengono declamate, mentre la musica emette note e il colore si esprime con segni e forme variopinte”.
Le Edizioni Tracce proporranno due artisti: Michele Marino con La Stirpe di Melek Taus Raffaele Rubino con La stanza d'albergo.
Dino Scocco (Cantante) accompagnerà la serata.
La serata sarà introdotta e commentata dall’attrice Sara Iannetti e dallo scrittore Alessio Masciulli, ideatore e direttore artistico dell’evento.
Per info e prenotazio: 085.9749809

Terra di libertà: venerdì 23 gennaio la presentazione presso la Fondazione Pescarabruzzo

Domani, venerdì 23 gennaio, alle ore 17.15, presso la sede della Fondazione Pescarabruzzo, in Corso Umberto I, 83, a Pescara, si svolgerà la presentazione del volume curato da Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta Terra di libertà - Storie di uomini e donne nell'Abruzzo della seconda guerra mondiale (Edizioni Tracce - Fondazione Pescarabruzzo 2014).
Saluti: Marco Alessandrini (Sindaco di Pescara).
Interventi: Nicola Mattoscio (Presidente Fondazioni Pescarabruzzo e Brigata Maiella); Elena Aga Rossi (già docente ordinaria di Storia Contemporanea presso l'Università degli Studi dell'Aquila e la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione); Ruggero Ranieri (fondatore e Presidente della Fondazione Ranieri di Sorbello di Perugia).
Moderatore: Mauro Tedeschini (Direttore del quotidiano “Il Centro”).
Conclusioni: Luciano D'Alfonso (Presidente della Regione Abruzzo).

“Terra di Libertà”, a cura di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta, è un libro che presenta storie di uomini e donne nell’Abruzzo nella seconda guerra mondiale. Un libro corale. Un caleidoscopio che offre l’immagine di una terra calpestata e violentata, di una gente derelitta e schiacciata. Si leggono tra le pagine la guerra, il terrore, la morte. E nel quadro stesso di abbandono e di disperazione, la volontà di non morire. La forza di resistere e sollevarsi dalle macerie dei corpi ammucchiati e delle pietre accumulate.
L’Abruzzo di quel tempo è restituito attraverso le molteplici voci raccolte: la testimonianza di Virginia Macerelli, la sopravvissuta dell’eccidio di Pietransieri. La lettera del pastore Michele Del Greco, prima di essere fucilato. I bombardamenti. I campi di concentramento di Chieti, Sulmona, Avezzano. La lunga sfilata delle memorie autobiografiche dei prigionieri di guerra alleati aiutati dagli abruzzesi è aperta dal diario autografo del Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, tra gli instradati sul “Sentiero della Libertà” da Sulmona a Casoli. E infine la Brigata Maiella, che per il sacrificio e il valore tutte le esperienze riassume.
Il testo restituisce così con inedita pienezza il senso storico, civile e morale che ebbe nella nostra terra, il fenomeno della “Resistenza”, in special modo nella sua declinazione più diffusa, quella “Umanitaria”.