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martedì 17 luglio 2012

"Stupro mundi": un articolo sulla silloge di Maurizio Marinucci

Edizioni Tracce, 2012
Poesia collana "Anamorfosi"
pp. 64 - € 11,00
ISBN 978-88-7433-393-6
Condividiamo con i nostri lettori un articolo uscito su "Il Messaggero", edizione locale di Pesaro, della giornalista Simonetta Marfoglia, sulla silloge "Stupro mundi" di Maurizio Marinucci:


PESARO_Che c’azzecca un parafrasato stupor mundi di Federico II con la rabbia giovane di Billy the Kid? Forse niente o forse tutto perchè la giocoleria lessicale di Maurizio Marinucci - basket coach e/o giornalista - conia per il suo nuovo libro di poesie il titolo Stupro Mundi (casa editrice Tracce) affiancato a una foto d’epoca del pistolero ragazzino morto a 21 anni per rivivere la leggenda western. Ma la furia evocativa e immaginifica di uno Stupro Mundi socialmente apocalittico e fustigatore non inganni: Marinucci, oggi alla New Basket Brescia ma con la bussola dell’anima rivolta a Pesaro, ama i paradossi e usa l’ironia con il suo retrogusto come frusta per domare e ammansire collerici eventi di vita: fossero pene d’amore, stati personali («sogno e mi ridesto/calpesto tutto il resto») o drammi biografici (nell’omaggio empatico a un Billy The Kid scarnificato dal mito). Il tutto - come si legge nella prefazione di Ubaldo Giacomucci - valorizzando «la ricerca linguistica e la dimensione simbolica». Il libro si può acquistare on line (www.tracce.org) e con il passaparola si può contribuire anche ad aiutare la casa editrice abruzzese che dopo aver da poco festeggiato i 30 anni di attività rischia di chiudere per la grave crisi in cui il settore annaspa. Per il resto va ricordato che non è la prima fatica letteraria e poetica dello scrittore-allenatore che proprio per Tracce ha pubblicato la sua prima raccolta «Tra cuore e scrittura» bissando poi il tutto con «Non sono un poeta» per la casa editrice Raffaelli. E anche se lui giura che si tratta «dell’ultima raccolta» e che non scriverà più poesie perché lo deve «a tutti quelli che mi vogliono bene», non credetegli. D’altra parte il mondo del basket non è nuovo a sconfinamenti letterari o a aspirazioni artistiche. E lo stesso Valerio Bianchini è coralmente citato come il Vate. Certo il sardonico Marinucci non pretenderebbe tanto e avendo già definito a suo tempo le sue poesie come «lassative», forse amerebbe essere ricordato come il «vater».