Condividiamo la recensione apparsa sul sito dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti - www.odg.it - sul libro Terra di Libertà (Edizioni Tracce - Fondazione Pescarabruzzo 2014), curato da Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta.
Nel 1943, al momento dell’Armistizio, erano 72 i campi di concentramento sparsi in varie parti d’Italia per i prigionieri alleati, con 80.000 internati. Più di 40.000 riuscirono a fuggire quasi subito. I tedeschi si misero immediatamente a setacciare i territori circostanti, riprendendone la metà. Gli altri riuscirono a sopravvivere: quelli a Nord in parte riparando in Svizzera, al Sud passando le linee alleate; ma la maggior parte di loro trovarono rifugio tra la popolazione. Tutti, senza aiuti esterni, sarebbero stati ripresi; invece, dovunque, trovarono persone che li aiutarono a varcare le linee nemiche o a nascondersi. La maggior parte dei soccorritori erano contadini e pastori in cui i fuggitivi si erano imbattuti per caso e che li nascosero in fienili o in rifugi improvvisati, dando loro abiti e vitto.“Il fenomeno dell’assistenza spontanea era generalizzato in tutta la regione abruzzese. Sulla base di statistiche desumibili dai documenti conservati negli archivi di Washington si può calcolare un coinvolgimento di decine di migliaia di persone nell’assistenza, sempre più rischiosa, agli ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento dopo l’8 settembre”. La straordinaria generosità della gente d’Abruzzo, così evidenziata da Roger Absalom, storico inglese che è stato ufficiale durante la campagna d’Italia, trova conferma in questo libro, curato dalla giornalista Rai Maria Rosaria La Morgia e dallo studioso Mario Setta. Un’antologia di storie, nell’Abruzzo della seconda guerra mondiale, dedicata proprio ad Absalom. Vicende poco note al grande pubblico.Elena Aga Rossi scrisse nell’introduzione che vi è una ricca memorialistica di prigionieri che hanno narrato la loro esperienza, ma i volumi sono pubblicati solo in inglese o tradotti da case editrici locali. Precisa anche che la maggioranza dei prigionieri erano inglesi o dei paesi del Commonwealth ed erano stati catturati sul fronte africano (vi erano anche americani, tra i quali piloti abbattuti dalla contraerea). E aggiunge: “Colpisce il fatto che non sono soltanto alcuni individui che accolgono il nemico del giorno prima come ospite, ma è l’intera comunità che partecipa e si organizza per aiutarli, nonostante i proclami dei tedeschi che minacciavano la distruzione delle case dove avessero trovato rifugio i prigionieri e la fucilazione di tutti gli abitanti”.
