Atmosfere. Un titolo già di per sé appetitoso e significativo, che, con il Paesaggio di Gabriele Iovacchini in copertina, invita a riflettere, a pensare; fa da prodromico input, da antiporta, ad un percorso narrativo che poi si rivela di grande interesse umano; di perspicuo coinvolgimento naturistico e folcroristico-filologico – Dal mito alla storia, il sottotitolo -, atto a soddisfare tutta la nostra curiosità d’indagine.
È per questo e per la fortuna di aver conosciuto gli scritti antecedenti dell’Autrice, la sua frequentazione letteraria, giornalistica, poetica e filosofica, che ci siamo tuffati, mente e cuore, nei capitoli di questa plaquette, sicuri di ricavarne sostanza e ricchezza emotiva, freschezza e vicinanza. Fin dagli inizi, fin dal messaggio incipitario, la scrittrice ci mette sugli attenti e sembra dire “Guarda bene, lettore, che io non scherzo; so trattare la natura e ricavarne quei segreti che solo un poeta, in possesso del sesto senso, può scoprire, penetrando nei meandri più nascosti della sua tradizione”; è così che, da subito, ci spiattella davanti un proverbio che sa tanto di elegia anacreontica: “Le ore del mattino hanno l’oro in bocca”. Sì, uno dei proverbi più conosciuti; “… una metafora connessa a un’arcaica rappresentazione poetica dell’aurora, dipinta nei colori simili a quelli dell’oro fin dall’epoca di Omero” (pag. 13); un proverbio che, nella cosiddetta civiltà contadina, dalla quale ci siamo allontanati fino al punto di perderne il significato originario, mostrava, più ancora, tutta la sua veridicità, data la compenetrazione che c’era fra anima, cielo e campagna. Paesaggi, folgorazioni allusive, simbiotiche fusioni fra vita e storia, simbologie ricorrenti, culture millenarie, apotropaismi, ritorni di ataviche leggende, curiosità di ogni tipo, per cui non è affatto difficile essere attratti dagli ammiccanti significati preannunciati dal titolo e convalidati dal fascino di questa avventura. Quella di un racconto denso d’informazioni atavico-popolari che si dipana in una scrittura semplicemente complessa; contenutisticamente intricante; educativa (… avere rispetto per gli altri, soprattutto per i più deboli, gli svantaggiati, noi stessi, il Creato e la sua bellezza), affidata a uno stile veloce e apodittico, chiaro e suasivo, giornalistico e paratattico, come richiede una trama dettata da abundantia cordis intrisa di connessioni fra uomo e terra; un sentire che respira il sapore di lontane saggezze, fresche, genuine, poeticamente paniche, da riportare alla luce, col loro profumo di campi sani e incontaminati, che, inducendoci a riflettere su ciò che è buono e su ciò che è meno del nostro frettoloso progresso, si fa radice e messaggio per giorni a venire: “Nelle odierne e veloci mattine che spesso hanno l’amaro in bocca, è lecito porsi il dubbio se le frenetiche prime ore di vita metropolitana siano più o meno invidiabili rispetto a quelle antiche e campestri che avevano l’oro in bocca.

