Condividiamo l'intervista ad Andrea Costantin, autore del libro Laor (Edizioni Tracce 2015), pubblicata su recensionelibro.it
Il libro “Laor” è composto da un racconto fantascientifico, altri che potremmo definire urban e alcune poesie: a cosa è dovuta la scelta di unire queste tre anime in un sono libro?
Mi piace fare cose sempre nuove e diverse:credo sia utile anche in campo creativo, l’importante è che ci sia un filo conduttore, un nesso che permetta al tutto di tenersi insieme con coerenza.
Nel racconto che dà il titolo al libro, un giovane viene trasformato in una macchina da guerra da alcuni ricercatori. Secondo te, l’attuale rapporto con la tecnologia può portarci verso qualcosa di pericoloso?
Io credo che la scienza e quindi la tecnologia, se non tenute sotto controllo, possono diventare davvero pericolose. Basta tornare un po’ indietro nel tempo, per avere un esempio importante. Pensiamo alle cose terribili che avvenivano in alcuni campi di concentramento nazisti da parte di scienziati famosi e rinomati.
Nei racconti che hanno come protagonista Eddie s’intravede uno spaccato della provincia. Un sottobosco fatto di vecchie conoscenze e piccoli criminali. A cosa ti sei ispirato per scrivere l’inizio de “La notte dei demoni”?
Ne “La notte dei demoni” ma soprattutto nel racconto che segue, “Rodeo,” c’è davvero uno spaccato della vita di provincia, e in particolare di quella vita dei quartieri poveri di periferia di cui spesso sentiamo parlare nei telegiornali. La descrizione di quegli ambienti è nata dall’osservazione sul campo ma anche dalla lettura di articoli della cronaca dei giornali. Nei racconti però, c’è la “mediazione” di Eddie, cioè il narratore mette in contatto il lettore con quegli ambienti raccontandoli con romanticismo e ironia, anche perché lui ci è nato e in parte cresciuto in quei posti.
Scrivi sia prosa, sia poesia: con quale stile ti senti più a tuo agio?
Con la prosa è più facile: è come avere un film in testa che pian piano, giorno dopo giorno, permetti che si sviluppi, quasi autonomamente e nel dettaglio. Con la poesia devi spesso cercare la parola giusta, ad esempio, per chiudere e quindi far si che il senso della parola stessa sia coerente con il resto del costrutto.
C’è uno scrittore o un libro in particolare che ti hanno spinto a passare da lettore a scrittore?
Dico sempre Arancia Meccanica di Burgess: credo sia geniale, sia nell’invenzione del personaggio principale, nel linguaggio creativo, nell’incredibile storia. Ma è sempre la musica che mi ispira più di ogni altra cosa.




