Aldo Onorati, Il senso della gloria in Dante, Foscolo, Schopenauer e Leopardi, Edizioni Tracce, Collana La Ginestra, 2014, pagg. 118, euro 11,00 di Fabio Pierangeli
La letteratura maestra di vita. Si diceva, una volta, in un passato che sembra lontano, quasi mitico, avvolto nella nebbia dell’irreale. Diversi segnali, sia pur sparsi, tornano a fare luce nella oscurità anti etica di tanto vorticoso consumismo, spesso incosciente, mancando il confronto con modelli e proposte di diversa misura ed eleganza. La tradizione letteraria, quella italiana in particolare, ne offre a volontà di tali autorevoli modelli, anche e, forse, soprattutto, in opere che non hanno direttamente un obiettivo pedagogico.
Per questo diventa estremamente prezioso il volume di Aldo Onorati, Il senso della gloria in Dante, Foscolo, Schopenauer e Leopardi, Tracce editore, 2014, capace di coniugare la serietà della ricerca scientifica (la precisione delle citazioni, scelte tra un imponente materiale) al dono di comunicare narrativamente, in modo avvincente, con sottile ironia e passione autentica, gli elevati valori culturali che si tramandano attraverso i grandi geni del passato.
Il libro, avverte Onorati, poeta, narratore e saggista di fama internazionale, nonché acclamato dantista:
è dedicato a tutti, ma principalmente a coloro i quali hanno fatto della rincorsa al successo il fine unico e ultimo della vita, deprivandola del suo affascinante mistero, delle sue infinite risorse, delle ricchezze piccole e grandi di ogni giorno, i piaceri dell’amore, dell’amicizia, la generosità, il dolcissimo ozio (dono degli dèi), il fare la cose per il solo gusto di farle e senza il solito concetto dell’utilità, del “do ut des”. Costoro, tesi follemente alla conquista di un dio capriccioso e ingiusto, volubile e inafferrabile (come il potere e in certo senso il denaro), corrono a perdifiato verso una china: il dolore irreparabile della delusione, perché il successo non basta mai, e il suo desiderio porta a una sorta di delirio che stravolge tutto e finisce nella consunzione.
Attraverso Schopenhauer, Onorati è netto nel segnare i confini delle parole e dei loro significati, innanzitutto distinguendo la gloria dal successo.
La gloria è quanto resiste di noi dopo la nostra scomparsa, quando non potremo più difendere le nostre azioni compiute o le nostre opere artistiche. Il successo è invece legato alla transitorietà dell’esistenza, al Caso, al maneggio, alla momentanea attenzione della massa volubile, a un intreccio di combinazioni etc. Si trasformerà in gloria duratura? Nessuno lo sa.

