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venerdì 21 febbraio 2014

Nina Maroccolo, “veggente” del XXI secolo

Condividiamo le riflessioni di Fausta Genziana Le Piane (poeta, scrittrice e giornalista) sull'opera di Nina Maroccolo "Malestremo":

Nina Maroccolo, “veggente” del XXI secolo
Nina Maroccolo è un talento raro, uno di quelli che si è felici di incontrare perché tanto c’è da imparare dal loro modo di scrivere e vivere la realtà. E’ un’artista vera dalla personalità originale e spiccata anche nel modo di vestire e di porgersi, del tutto personali, sorprendenti e stravaganti. Vengono in mente i grandi dandies (senza la loro ostentazione di eleganza, il loro disprezzo, il loro distacco dalla realtà), da Oscar Wilde a Charles Baudelaire per i quali l’abbigliamento era già poesia, un modo di presentare con orgoglio la propria diversità in un mondo omologato. In un’epoca in cui l’Arte è grigia, appiattita, fatta di luoghi comuni, Nina, sincera e imbarazzante, è una voce fuori dal coro: propone sperimentazioni di linguaggi e contenuti mai fini a se stessi.
Questa non vuole essere una recensione a Malestremo perché altri meglio di me sapranno farla ma, solo una riflessione.
La formula breve data ai racconti di Malestremo – Sedici saggi sull’altrove, Edizioni Tracce, 2013 - ne facilita la lettura: ogni racconto è come un lampo accecante. Nina si tuffa nell’abisso del suo io che diventa sé e poi noi: “Je est un autre”, fissando le sue vertigini.
La sua scrittura – del tutto particolare – insolita, evocativa, a volte surreale, a volte allucinata - che ricorda, come ho già detto quella di Arthur Rimbaud - scava l’insondabile, cerca sogni, miti, destinazioni, magie, luoghi d’appuntamento. Istanti. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Dal racconto intitolato Cronistoria di un’attesa dove un appuntamento segnato dallo scorre dei minuti diventa pretesto per indagare se stessi a quello intitolato In viaggio dove la ricerca spirituale - cominciata nei due libri precedenti - continua puntuale.
Il libro è, infatti, sospeso tra realtà – la terra – e spiritualità – il cielo, l’alto, tra realtà e sogno. Ricorre l’immagine della montagna (In viaggio, Si è frantumata la montagna): alta, verticale, vicina al cielo è il simbolo della trascendenza e del centro. La montagna frana, bisogna iniziare un nuovo cammino.