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martedì 31 marzo 2015

''L'uomo che ascoltava le 500'', una miscellanea di tredici racconti dal soggetto assai vario

Condividiamo la recensione di Franco Campegiani al libro di Francesco Paolo Tanzj L'uomo che ascoltava le 500 - Tredici racconti e un'invettiva (Edizioni Tracce 2014 - € 16.40), apparsa sul giornale online Libreriamo.it:
Una miscellanea di tredici racconti dal soggetto assai vario, con l'appendice di un'invettiva e l'aggiunta di una dichiarazione di poetica: in questo consiste il lavoro che Francesco Paolo Tanzj ci offre in L'uomo che ascoltava le 500, edito da Tracce di Pescara. Sono racconti quasi tutti autobiografici, ma che, anche laddove scritti in terza persona, in qualche modo riguardano l'autore, coinvolto come conoscente dei protagonisti; oppure come accusatore (è il caso dell'invettiva). Il coinvolgimento diretto dell'autore nelle vicende narrate contribuisce a rafforzare il senso realistico della scrittura, per cui ci troviamo di fronte ad un realismo autobiografico di valenze tutt'altro che intimistiche.
  Tanzj racconta esperienze di vita vissuta. I suoi orizzonti sono pubblici, ma nel pubblico egli parla di sé, del proprio universo interiore, delle proprie utopie, della propria visionarietà. Stabili, nel fondo, troviamo gli ideali libertari e cosmopoliti, mai rinnegati, della Beat generation, ma indubbiamente molta acqua è passata sotto i ponti e l'autore ha dovuto fare i conti con la realtà, con una sconfitta degli ideali che tuttavia è solo apparente. Perché dico questo? perché la realtà non è mai schematica, non a senso unico, ma è sempre complessa e articolata. E' onnicomprensiva, in essa c'è spazio per tutto ed ogni elemento gioca un ruolo indispensabile, seppure impalpabile e sottile, come possono essere il sogno e l'utopia. Anche questi fanno parte della realtà.
  Un realismo, pertanto, che cozza con quanti pensano di poter circoscrivere la realtà in una formula, come accade ai folli e boriosi detrattori del mistero. Un realismo che si lascia attraversare dal mistero. La realtà è un campo sterminato di contrasti, di contraddizioni, dove tutto è in movimento e dove ciò che oggi sembra scomparso magari riapparirà domani, perché di tutto si alimenta e di tutto ha bisogno la vita. La constatazione del fallimento, per quanto amara e pungente, non fa deporre le armi allo scrittore, come non le fa deporre a qualsiasi vero combattente che, a dispetto dello sconforto, abbia fede in se stesso e nel proprio ruolo.
  Fin dal primo racconto, quello del vecchietto che ascolta le 500 alla stregua di uno sciamano, superando in diagnosi, in qualità di meccanico, le più moderne attrezzature elettroniche (assurdo personaggio che "gira su una carrozzina elettrica", scomparendo e ricomparendo all'improvviso "seduto su un apetto"), fin dal primo racconto, dicevo, si viene travolti dalla verve, dal brio, dall'ironia, ma soprattutto dall'umanità di una scrittura veristica e paradossale allo stesso tempo. Nel secondo racconto, poi, Passata è la tempesta, il mistero non è più umoristico, ma si fa inquietante. Bruno, personaggio sfuggente e incomprensibile, che sembra un extraterrestre per i discorsi che fa, fuori dell'usuale, all'improvviso scompare (forse muore, forse no) in circostanze inspiegabili.
  Egli un giorno aveva chiesto all'autore, spiazzandolo: "Sei proprio sicuro che le cose che vedi qui intorno siano reali e non una specie di film che proviene dai neuroni di qualche parte del tuo cervello?". Che cos'è allora la realtà? Dove va a finire l'assioma hegeliano, secondo cui ciò che è reale è razionale? Forse Bruno vaneggia, ma Hegel non è da meno, perché il buon senso dice che non c'è nulla di più irrazionale della realtà. Basta con la retorica, le cose appaiono e scompaiono misteriosamente. Tutto dal mistero viene e tutto il mistero ingoia. Il Nulla e il Tutto sono l'uno nell'altro. Prendiamo il popolo dei Sanniti, ad esempio. Unico, dice Tanzj, "che avesse seriamente conteso ai Romani (per tre secoli) il dominio sulla penisola". Scomparso. Certo, così sembra, ma quanto di esso è rimasto nelle successive generazioni, nell'anima e nelle cellule della romanità?
  La realtà non è mai nuda e cruda. Sempre i confini di essa si confondono con l'irreale, con il sogno. Non si può partecipare alla vita se in qualche modo non si riesce ad estraniarsi dalla vita. Questo pensiero mi sembra costante nella visione del mondo che Francesco Paolo propina. Immergersi nell'Erlebnis, nel flusso della vita, sarebbe impossibile se si dovesse rinunciare a se stessi, se non si potesse coltivare se stessi ponendo fra parentesi la vita stessa. Sarebbe un lasciarsi vivere e non un vivere realmente. Tutto è paradossale. Per poter essere presenti alla vita, occorre sognare, occorre estraniarsi attraverso il sogno dalla vita stessa.

mercoledì 4 marzo 2015

"L'uomo che ascoltava le 500": mercoledì 11 marzo la presentazione a Roma


Mercoledì 11 marzo, alle ore 18.30, presso il Foyer Letterario del Teatro di Porta Portese, in Via Portuense 102, a Roma, si terrà la presentazione della silloge di racconti di Francesco Paolo Tanzj L'uomo che ascoltava le 500 (Edizioni Tracce 2014).
Un “J’accuse” a Nanni Moretti, le tragicomiche avventure di una 500 e di una campana da montare sotto la neve, i ricordi di un’anziana Rom internata in un Campo di Concentramento, i misteri delle pietre fantastiche e gli alberi secolari di Villa Demidoff: questi alcuni dei 13 racconti contenuti nella raccolta di Francesco Paolo Tanzj.

Francesco Paolo Tanzj, nato a Roma il 14 agosto 1950, nel 1974 pubblica la sua prima raccolta di poesie, dal titolo Aggregazione, per l’Editore Gabrieli. 
Vent’anni dopo, nel 1995, pubblica, per le Edizioni Libro Italiano, la silloge Oltre, con prefazione di Stanislao Nievo, e l’anno successivo Grande Orchestra Jazz (Edizioni Tracce), introdotta da Luigi Amendola. 
Nel 1999 esce Elogio della Provincia (con un saggio introduttivo di Plinio Perilli), per i tipi di A. Stango Editore di Roma, un saggio romanzato in cui viene incoraggiata, attraverso uno stimolante ed originale excursus storico-letterario, la fuga dalle grandi metropoli per scegliere la vita più a misura d’uomo della provincia. 
Nel gennaio 2002 pubblica la raccolta poetica Per dove non sono stato mai, A. Stango Editore, Roma. 
Del 2007 è il romanzo Un paradiso triste (Edizioni Tracce, Pescara) e l’anno successivo pubblica Oltre i confini - Beyond Boundaries, poesie con testo a fronte inglese-italiano (La stanza del poeta, Formia 2008), scritto a quattro mani con la poetessa londinese Jessica d’Este, per un tentativo di comunicazione autenticamente europea e globale. 
La sua ultima pubblicazione poetica è la silloge antologica L’oceano ingordo dei pensieri (Ed. Artescrittura, Roma 2012), mentre nel 2013 esce la terza edizione di Un paradiso tristearricchita da una prefazione di Giuseppe Panella e da un saggio-inchiesta sulle condizioni della scuola italiana del sociologo Alessandro Scassellati Sforzolini. 
Del 2014 il romanzo e-book Ci vediamo da Jole
Frequenti le sue incursioni nella multimedialità, di cui è testimone il DVD video-poetico-musicale Ad alta voce (2001-2010), dove le sperimentazioni visive si uniscono alle elaborazioni sonore dei testi, pubblicati singolarmente anche su Youtube. 
www.francescopaolotanzj.it

lunedì 10 novembre 2014

"L'uomo che ascoltava le 500": il 12 novembre la presentazione del nuovo libro di Francesco Paolo Tanzj

Alla Fondazione Humaniter, per la serie Conversazioni, Maurizio Vitiello incontra e intervista Francesco Paolo Tanzj, autore del libro L’uomo che ascoltava le 500 – Tredici racconti e un’invettiva
Mercoledì 12 Novembre, alle ore 17.30, presso la Fondazione Humaniter, Primo Piano - Aula 11, in Piazza Vanvitelli 15, a Napoli, per la serie Conversazioni, si terrà la presentazione del nuovo libro di Francesco Paolo Tanzj "L'uomo che ascoltava le 500" (Edizioni Tracce 2014).
L'evento è organizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania. 
L'incontro è curato da Maurizio Vitiello, critico d’arte e docente della Fondazione Humaniter.
Saluti di Marina Melogli (Direttrice Fondazione Humaniter). 
Modera e presenta Maurizio Vitiello (Sociologo e Critico d'Arte).
Sono previsti interventi di: Rolando Attanasio (Artista e Scrittore), Pino Cotarelli (Articolista e Critico Teatrale), Franco Lista (Artista e Architetto), Carlo Spina (avvocato ed ecologist), Antonino Scialdone (artista e medico), Antonio Sposito (sociologo). 
Letture di Maria Rosaria Riccio e Aldo Spina
Durante la presentazione verrà proiettato un dvd.

Si tratta di racconti di genere diverso, alcuni dei quali vere e proprie fiction (Passata è le tempesta, Sonno, Villa Demidoff), altri resoconti più o meno autobiografici (Passaggio ad Arnara, Cagliari), altri ancora infine appunti di viaggio o descrizioni oggettive (pur se colorate di soggettive divagazioni) di luoghi o personaggi conosciuti e frequentati (Nel “villaggio dei trulli”, Il museo della pietra fantastica, Il destino delle idee, Ashley Gardens, Milka è tornata, La zuppa di Elia, La campana sotto la neve).
Il racconto L’uomo che parlava alle 500 è la versione romanzata e ironica di una storia realmente accaduta.
Due sono già stati pubblicati: Passata è le tempesta nell’antologia “18 racconti più due”, a cura di Gianni Spallone (Edizioni Il Bene Comune, Campobasso 2010) mentre Milka è tornata è apparsa nel n° 3 della rivista “Meridione. Sud e Nord nel Mondo”, curata da Guido D’Agostino e Mario Rovinello, Napoli 2011.
L’ultimo: Nanni Moretti ti odio, è un atto d’accusa semiserio al noto regista e a un genere di cultura imperante e non sempre coerente con le proprie origini, estensibile ad altri personaggi del panorama letterario, musicale e sociologico dei nostri tempi …
L’intera raccolta si chiude, a mo’ di postfazione, con una Dichiarazione di scrittura, dove l’autore esprime le sue personali considerazioni (in certi casi anche polemiche) sulla scrittura creativa in genere e sulle condizioni della letteratura italiana contemporanea.

lunedì 27 ottobre 2014

L'uomo che ascoltava le 500: venerdì 31 ottobre la presentazione del nuovo libro di Francesco Paolo Tanzj

Venerdì 31 ottobre, alle ore 17,30, presso la  Biblioteca Michele Romano di Isernia si svolgerà la presentazione dell’ultimo libro di Francesco Paolo Tanzj L’uomo che ascoltava le 500.
Il libro è una raccolta di racconti, alcuni dei quali ambientati in diverse località della provincia.
Si tratta di racconti di genere diverso, alcuni dei quali vere e proprie fiction (Passata è le tempestaSonnoVilla Demidoff), altri resoconti più o meno autobiografici (Passaggio ad ArnaraCagliari), altri ancora infine appunti di viaggio o descrizioni oggettive (pur se colorate di soggettive divagazioni) di luoghi o personaggi conosciuti e frequentati (Nel “villaggio dei trulli”, Il museo della pietra fantastica, Il destino delle idee, Ashley Gardens, Milka è tornata, La zuppa di Elia, La campana sotto la neve).
Il racconto L’uomo che parlava alle 500 è la versione romanzata e ironica di una storia realmente accaduta.
Due sono già stati pubblicati: Passata è le tempesta nell’antologia “18 racconti più due”, a cura di Gianni Spallone, Edizioni Il Bene Comune, Campobasso 2010; mentre Milka è tornata è apparsa nel n° 3 della rivista “Meridione. Sud e Nord nel Mondo”, curata da Guido D’Agostino e Mario Rovinello, Napoli 2011. L’ultimo: Nanni Moretti ti odio, è un atto d’accusa semiserio al noto regista e a un genere di cultura imperante e non sempre coerente con le proprie origini, estensibile ad altri personaggi del panorama letterario, musicale e sociologico dei nostri tempi... 
L’intera raccolta si chiude, a mo’ di postfazione, con una Dichiarazione di scrittura, dove l’autore esprime le sue personali considerazioni (in certi casi anche polemiche) sulla scrittura creativa in genere e sulle condizioni della letteratura italiana contemporanea.
La tipologia del racconto è assai diversificata, anche perché qui viene per lo più utilizzata per ispirazioni e obiettivi spesso lontani da un uso classico di tale genere letterario. Stili diversi dunque, quasi reportages (molto poco) giornalistici, che spaziano su tematiche e ispirazioni tra le più disparate, contenenti tuttavia un fil rouge costituito dall'esperienza esistenziale e letteraria dell’autore, che si rivela qua e là tra le righe e le atmosfere provenienti dal testo complessivo.