Condividiamo l'intervista alla giornalista Maria Rosaria La Morgia, pubblicata sulla rivista dell'ordine dei giornalisti OG informazione, Anno II - Newsletter n° 9 - marzo 2015, in cui si parla del libro Terra di Libertà (Edizioni Tracce - Fondazione Pescarabruzzo, 2014).
17/03/2015
Abruzzo. Idee e testimonianze di vita. Di persone famose o sconosciute, italiani o stranieri. Che hanno lottato, sofferto e dato la vita per la libertà di tutti. Così si presenta “Terra di Libertà”, un libro curato a quattro mani dalla giornalista Rai Maria Rosaria La Morgia e dallo storico Mario Setta, che racconta storie di uomini e donne nell’Abruzzo nella Seconda guerra mondiale. Un volume che riprende una delle pagine più tristi della storia del secolo scorso e si concentra sul fenomeno dell’assistenza spontanea da parte di decine di migliaia di persone agli ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento.
Ex prigionieri inglesi o provenienti dai paesi del Commonwealth, catturati sul fronte africano. Ma non solo. Anche americani. Con loro, militari e antifascisti che si trovarono ad attraversare l’Abruzzo nel tentativo di raggiungere le linee alleate.
Guerra. Terrore. Morte. Disperazione. E in questo quadro desolante la volontà di resistere, di non morire. Diverse le immagini che ci raccontano questo periodo in terra d’Abruzzo: i bombardamenti, i campi di concentramento di Chieti, Sulmona, Avezzano. Le fughe dei prigionieri di guerra alleati. E le testimonianze, soprattutto.
Trentacinque testimonianze di personaggi famosi e non, con un filo conduttore: la libertà “aspirazione e traguardo di ogni protagonista, in un tempo in cui la libertà era perseguitata, martoriata, assassinata”. Virginia Macerelli, la sopravvissuta dell’eccidio di Pietransieri, la lettera del pastore Michele Del Greco, prima di essere fucilato. La lunga sfilata delle dichiarazioni autobiografiche dei prigionieri di guerra: da Krige a Furman, da Derry a Fox, da Simpson a Goody, fino a Verney.
Ma anche il racconto di Carlo Azeglio Ciampi: “Sono stati ricordati i rapporti miei, antichi e recenti, con la terra d’Abruzzo. Sono rapporti che lasciano un segno. Vissi qui alcuni mesi particolarmente intensi. Posso testimoniare di persona, per esserne stato beneficiario, di quello che fu l’atteggiamento degli abruzzesi nei confronti di coloro che si trovavano in condizioni di bisogno, fossero essi prigionieri alleati, fossero essi ebrei, fossero ufficiali o soldati dell’esercito italiano. Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici, in particolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese. E un episodio, in particolare, mi è rimasto impresso nella mente. Quando, camminando una sera per una piccola via di Scanno, da una finestra un’anziana scannese mi fece un cenno, mi invitò a salire nella sua casa e mi offrì un pezzo di pane e un pezzo di salame. Questo mi ricorda quel bellissimo libro che hanno scritto gli alunni e gli insegnanti di una scuola di Sulmona – e che io conservo gelosamente – il cui titolo, se ben ricordo è “E si divisero il pane che non c’era”».
Chiediamo ora a Maria Rosaria La Morgia qualche spiegazione in più sulle motivazioni che l’hanno spinta a realizzare questo volume.
D. Storie straordinarie. Esemplari. Perché avete scelto di inserire proprio queste testimonianze? Cosa le accomuna?
Sono accomunate da vari fattori: il tempo, il luogo, il temperamento.