Condividiamo la recensione di Lucia Fruttaldo al nuovo libro di Aldo Onorati Il senso della gloria in Dante, Foscolo, Schopenhauer e Leopardi (Edizioni Tracce, 2014), uscita sul mensile "Leggere:tutti" - n. 85, aprile 2014 - alla pag. 23.
Il nuovo saggio di Aldo Onorati, dantista e critico letterario, esamina il ruolo della gloria nelle opere di Dante, Foscolo, Schopenhauer e Leopardi
Quattro autori di grande impegno ermeneutico, profondamente simili e diversi fra loro (mi si permetta questo ossimoro), sono esaminati da Aldo Onorati, dantista e critico letterario, in un aspetto che potrebbe sembrare secondario o scontato: il senso che essi hanno della gloria, per la quale, tutto sommato, scrivono e alla quale puntano con le loro opere. Però, proprio in questo settore essi esprimono idee insospettate, che svuotano la gloria del suo significato, fino a distruggerla del tutto (Leopardi).
L’autore del testo, studioso attento alle sfumature, premette al suo saggio (“Il senso della gloria in Dante, Foscolo, Schopenhauer, Leopardi”, ed. Tracce, pp. 118, e. 11,00, collana diretta da Fabio Pierangeli dell’Università di Roma Tor Vergata) un discorso distintivo del significato delle parole con cui oggi si fa confusione: gloria, fama, successo, popolarità, e le approfondisce dell’etimologia storica, spiegando il senso che i secoli hanno dato via via a ognuno di questi vocaboli. Vedremo, leggendo il testo, che la distinzione più netta fra i termini la opera Schopenhauer, affermando che la vera gloria si ha solo dopo la morte o al più nella tarda vecchiaia e che gli dèi non donano insieme gloria e giovinezza (un appunto all’andazzo odierno di favorire comunque “la prima età” in ogni campo, specie in quello letterario, diversamente da un tempo non lontano in cui, prima di portare alle stelle un giovane, si attendeva la sua maturità intellettuale, artistica e culturale).

