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venerdì 26 settembre 2014

La poetica di Ninnj Di Stefano Busà: la recensione di Nazario Pardini


(a cominciare dall’incipit)

L’amore non è né comodo né facile,
ci arde solamente dentro come una scintilla vitale,
ci scorre tra le pieghe come un istante perfetto
nell’arroganza di solitari silenzi.


Iniziare da questa citazione testuale della plaquette Eros e la nudità significa penetrare a fondo nella verità e nella vitalità della poetica di Ninnj Di Stefano Busà Un canzoniere d’amore che investe con tutta la sua portata emotiva la sensibilità di tutti o meglio di ognuno di noi. Un canto totale, plurale, apodittico, dal sapore sabiano, che tanto si colloca nella nostra tradizione letteraria. E che tanto rappresenta l’inquietudine del vivere, leitmotiv nelle opere della Busà. C’è in lei, nel suo canto, un azzardo continuo verso mete che allarghino sguardi oltre la brevità della nostra vicenda. Partendo dalle cose semplici, dai minimalismi, per conservare nelle fughe il respiro fecondo della terra. L’Autrice, con potenza evocativa e con leggerezza versificatoria, riesce a dare corpo a tutta la sua substantia, ricorrendo all’humanitas del suo essere e alla grande esperienza di frequentazione letteraria. E che frequentazione! E lo fa amalgamando sentire e dire. Lo fa con una simbiotica e quanto mai rara fusione fra anima e voce, dove i barbagli e le folgorazioni ci prendono per mano e ci elevano oltre, facendoci dimenticare, con il Bello, il rapporto della vicenda umana col tempo; le miserie del quotidiano. Ed è così che, evitando l’insidia dei luoghi comuni e del verso facile, ci trasferisce nelle alte sfere della Poesia che, attraverso un percorso irto e petroso, riesce ad innalzarsi fino agli azzurri più intensi del cielo; su cime da cui si aprono orizzonti di larga estensione.

giovedì 10 ottobre 2013

Premio Speciale per la forza espressiva del volume a Ninnj Di Stefano Busà all'Astrolabio 2013

La poetessa Ninnj Di Stefano Busà, con la silloge "Eros e la nudità" (Edizioni Tracce 2013), ha ricevuto il Premio Speciale per la forza espressiva del volume in occasione della V Edizione del Premio Nazionale di Poesia ASTROLABIO 2013 - in memoria di Renata Giambene.
Dall'intervento critico di Walter Mauro:
L'Eros nella reinvenzione del linguaggio poetico
Questa nuova raccolta di Ninnj Di Stefano Busà che s’identifica e si configura come una sorta di rivisitazione dell’Eros, si fa carne e sangue del suo tempo e del suo confine. Vi è inquietudine oltre l’estremo limite della metafora e del simbolo, che si spalanca al suo bozzolo di felicità terrena, si presenta di primo acchito come un esercizio diretto gioiosamente alla vocazione dell’amore. Si articola in un linguaggio che sviluppa tutto il suo apparato linguistico e la sua non casuale distinzione, tra lo spazio indifferente ad ogni slancio o bagliore del cuore e la sua connotazione vocativa all’amore, a difesa della morte: “l’amore non è comodo né facile/ ci arde solamente dentro come scintilla vitale,/ ci scorre nelle vene come istante perfetto,/ nell’arroganza di solitudini abissali” (pag. 27).
Devo ammettere che questo lirismo mi ha colpito, perché molto diverso da tanta simbologia pseudoamorevole. Sono versi interessanti, smaliziati da una sigla autonoma e molto efficace che li rende profondamente vergini e umani all’Eros. C’è un lirismo acceso, il senso del tempo dolcemente rappreso nelle sue qualità fenomenico/temporali. 

Ninnj Di Stefano Busà, nata a Partanna, laureata in Lettere, è tra le figure più note e rappresentative della pagina culturale dei nostri giorni. Poetessa, critico, saggista e giornalista. Inizia a scrivere poesia a dodici anni. Si occupa di Estetica e di Letteratura, di Storia delle Poetiche, oltre che di Critica e di Scienza dell’Alimentazione.

lunedì 23 settembre 2013

Il passato è un luogo lontano: la nota critica di Ninnj Di Stefano Busà al libro di Franco Celenza

Condividiamo una nota critica al libro “Il passato è un luogo lontano” di Franco Celenza (Edizioni Tracce 2013 - Prefazione di Davide Rondoni) a cura di Ninnj Di Stefano Busà, che appare anche su VolaPoesia e Alla volta di Leucade.
Un libro interessante, tante e pregnanti sono le parole intese come assoluto irrinunciabile dell’essere, ma anche come bottino di chi riesce a trovare nel deserto dei tartari una via che sappia riunificare presente e passato, la formula per significare un più agevole rapporto con l’ego, con quella persistente malinconia che ci rispecchia in presenza della precarietà del tutto.
L’accaduto fisiognomico della poesia vi fa da modello tridimensionale attraverso vaghezze metaforiche che realizzano trasalimenti e suggestioni, ma non scompigliano l’aplomb dell’autore che è sicuro delle sue emozioni, dei suoi ardui camminamenti, delle sue sfide e delle sue tensioni. 
Un individuo che raggiunge il punto focale (per così dire, l’apice del contrassegno) in cui sente “che il tempo ha raggiunto lo specchio” e di avvertire “il passato come lontano luogo” è indicativo di un disagio, ma non è un appiattimento esistenziale, ma un superamento coraggioso di un giro di boa che, pur rimanendo nell'alveo di una misura perdente, affronta senza clamore né dolore la parte più tragica di tutta la sua storia personale, lo fa senza disperante disillusione, senza rimpianto, solo con una nota di amarezza che anticipa una scabra e attenta preghiera, che non è affranta, si mostra quanto meno “virile” e animata dal buon senso, quel “non darmi” reiterato e introspettivo che ipotizza la violenta lotta contro la memoria che si va smarrendo, o come qualcosa da smemorare.
Il tempo non ha più i giorni “biondi” fiammeggianti e furiosi dell’attesa, ora s’incammina verso il tramonto in una scabro arenile, al riparo dalle temperie della vita, ma non per questo deve necessariamente essere greve.

martedì 25 giugno 2013

"Il sogno e la sua infinitezza": una recensione di Franco Campegiani alla silloge di Ninnj Di Stefano Busà

Condividiamo la recensione di Franco Campegiani alla silloge poetica di Ninnj Di Stefano Busà "Il sogno e la sua infinitezza", apparsa sul sito Animamundi - cultura, spettacolo, letteratura, arte a questo indirizzo:
Con prefazione di Walter Mauro, Tracce Edizioni ha pubblicato un nuovo lavoro poetico di Ninnj Di Stefano Busà, dal titolo “Il sogno e la sua infinitezza”, i cui versi si susseguono con flussi metaforici incessanti che ricordano l’andirivieni del mare o l’imprevedibile fluire del tempo, o ancora l’erompere perenne delle cose. Un fuoco pirotecnico, attivo soprattutto nelle pagine finali del testo, la cui struttura, in un certo senso poematica, segue il dipanarsi di un pensiero non pensato, ma come colto nel vento. Un pensiero incontenuto e incontenibile, che sembra non concludersi con l’ultima pagina del testo e rinviare ad una continuazione-ripetizione infinita.
Ed è l’infinito, per l’appunto, o l’eterno, nei suoi rapporti con il relativo, ad interessare la poetessa e a coinvolgere il lettore fin dalle prime battute. Anzi, fin dall’esergo, dove, della Poesia si dice: “dagli abissi del male, spicca il volo/ e il mondo viene avvolto / di assoluto”. Questo lavoro della Busà è tutta un’interrogazione sulla valenza dei sogni e della poesia: “Una scrittura, scrive giustamente Walter Mauro, che con coraggio va ad occupare uno spazio non indifferente nel diorama di oggi, non soltanto per il perenne discorso sull’uomo, ma anche per la preziosa consuetudine di restituire alla parola poetica la sua più vera, autentica e alta connotazione”.

venerdì 19 aprile 2013

"i fiori del male": nel quaderno di poesia, cultura letteraria e arte interviste, recensioni e poesie delle Edizioni Tracce

Nel quaderno trimestrale di poesia, cultura letteraria e arte "i fiori del male" n.54 - anno VIII, gennaio-aprile 2013 - sono presenti interviste, recensioni e poesie della nostra casa editrice.

E' presente il breve saggio "L'ambiente tra poesia e prosa 'Maioresque cadunt altis de montibus umbrae'della scrittrice e giornalista Daniela Quieti, curatrice della collana Campi magnetici per le Edizioni Tracce.
All'interno della rivista c'è l'intervista "Il ruolo della poesia nella società odierna" alla scrittrice e poetessa Ninnj Di Stefano Busà realizzata da Franco Campegiani.
Compaiono, inoltre, quattro poesie di Franco Campegiani tratte dalla silloge "Ver sacrum".
Appare anche una recensione alla raccolta poetica di Gabriella Pison "Ormeggi di luce" (Edizioni Tracce 2012) a cura di Francesco Dell'Apa.
Ringraziamo il direttore e poeta Antonio Coppola per lo spazio e l'attenzione che ha scelto di dedicarci.

lunedì 10 settembre 2012

Ester Cecere vince il Premio Speciale "Pianeta Donna" al Montefiore 2012

La poetessa Ester Cecere si è aggiudicata il Premio Speciale "Pianeta Donna" del Premio Letterario Internazionale Montefiore - II edizione 2012 - con la silloge "Come foglie in autunno" edito dalle Edizioni Tracce nel 2011.
Edizioni Tracce, 2012
Poesia - collana "Magister"
pp. 88 - € 11,00
ISBN 978-88-7433-780-4

Il Premio Letterario Montefiore nasce dall'esigenza di scoprire nuovi talenti in seno alla letteratura italiana ed estera e di consolidare gli autori già affermati, grazie all'esperienza dell'Associazione Pegasus Cattolica, da alcuni anni impegnata nella realizzazione di manifestazioni note a livello internazionale e nella diffusione della cultura.

giovedì 6 settembre 2012

XVII EDIZIONE DEL PREMIO DI POESIA “CITTÀ DI ARSITA” E DEL PREMIO NAZIONALE DI TEATRO, CINEMA, SPETTACOLO E TELEVISIONE “IL BACUCCO D'ORO”


Ad Arsita, piccolo centro di novecento abitanti, situato sotto le falde orientali del Gran Sasso teramano, si svolgerà sabato 15 settembre con inizio alle h. 18.00, la doppia cerimonia di proclamazione e di premiazione della XVII Edizione del Premio Nazionale di Poesia Edita “Città di Arsita-Gaetano Salveti” e del Premio Nazionale di Teatro, Cinema, Spettacolo e Televisione “Il Bacucco d'Oro”.
C'è già una rosa di nomi di illustri personaggi, tra i quali sarà scelto il vincitore assoluto a cui andrà l'ambito trofeo che negli ultimi quattro anni è stato dato a Mario Scaccia, Piero Mazzocchetti, Vincenzo Olivieri e Giuliana Lojodice; nel passato si sono aggiudicati il Premio attori famosi, come Nando Gazzolo, Nino Frassica, Mario Carotenuto, Riccardo Cucciolla e Maria Rosaria Omaggio.
Per la Poesia, gli ultimi quattro vincitori sono stati Alberto Bevilacqua, Davide Rondoni, Maurizio Cucchi ed Elena Clementelli.
Tornando alla rosa dei possibili vincitori per “Il Bacucco d'Oro”, si fanno già i nomi di Anna Proclemer, Alessandro Gassman, Michele Placido e degli abruzzesi Germano D'Aurelio, in arte 'Nduccio, Giò Di Tonno e Mimmo Locasciulli.
La manifestazione arsitana è ogni anno promossa e realizzata dall'Associazione Culturale “Città di Bacucco”, che si avvale del patrocinio e del contributo dell'Assessorato alle Politiche Culturali della Regione Abruzzo e della collaborazione dell'Amministrazione Comunale e della Pro-Loco di Arsita.
La Giuria, che dovrà scegliere il libro di poesia e l'artista a cui andrà “Il Bacucco d'Oro”, è presieduta da Igino Creati (che è anche Presidente dell'Associazione Culturale “Città di Bacucco”) ed è composta da Valentina Ciafardone (Assessore alla Cultura del Comune di Arsita), Franca Minnucci, Luigi Orsini, Alessandro Pulini (Segretario con diritto di voto), Daniela Quieti, Tito Rubini, Benito Sablone e Antonio Sorella.
La suddetta giuria ha già selezionato i seguenti dodici autori che si contenderanno il primo premio assoluto: Lino Angiuli con “L'appello della mano” (Aragno Editore); Daniele Cavicchia con “La signora dell'acqua” (Passigli); Luciano De Angelis con “Consonanze e dissonanze” (Tracce); Anna Elisa De Gregorio con “Le rondini di Manet” (Edizioni Polistampa); Nicoletta Di Gregorio con “Vertigine d'acqua” (Tracce); Ninnj Di Stefano Busà con “Il sogno e la sua infinitezza” (Tracce); Giammario Lucini con “Krisis” (CFR); Dante Maffia con “Sbarco clandestino” (Tracce); Roberto Mussapi con “Il capitano del mio mare” (Salani Editore); Giuseppe Rosato con “La distanza” (Book Editore); Mauro Roversi Monaco con “Bolle di Bosch” (Book Editore); Gulnara Sharafutdinovadi Lei e di Lui” (Tracce).

lunedì 16 aprile 2012

"Il sogno e la sua infinitezza" di Ninnj Di Stefano Busà: una recensione di Nazario Pardini



Chiedevo cattedrali, tatuaggi d’oro
alle mie sere di gemme vive.
E ogni giorno rifondeva in me quella serenità
chiara e senza vento, 
quell’azzurra bellezza del ramo nudo
in forme alate.
Poeta e madre, indissolubilmente,
fuoco a mendicare la scena della Vita,
la gemma e la foglia a congiungersi
e il segno dell'ultima stella.
Ora torno illesa alla mia incandescenza,
alla distanza oscura della notte

Scrivere di poesia di fronte ad un testo di Ninnj Di Stefano Busà è impegnativo e al contempo stimolante. 
Impegnativo in quanto la Di Stefano ha avviato, superato, maturato stili, modi e congegni tecnico-strumentali attraverso una evoluzione costante e strettamente legata al suo indirizzo, e alla sua carta d’identità.

"Sbarco clandestino" di Dante Maffia: una recensione di Ninnj Di Stefano Busà



Un tema di grande attualità, una problematica che trova ostracismi e contraddizioni in termini, mentre si delinea l’umiliante vetrina di un mondo spaurito, allarmato davanti a fenomeni di così profondi mutamenti etnici, apocalittici, vere tramigrazioni di popoli, e di così imponenti investiture morali, sociali, politiche.

Un mondo, quello di oggi, sprovveduto e disorientato dinanzi a fattori ontologici che proprio per l’essere grandemente vaste, trova incerta e perplessa, nettamente contrariata e incapace l’opinione pubblica, i governi in un contesto di umanità reproba e inerte, inadatti ad opporvisi, a registrare il fenomeno e regolarlo nella giusta dimensione, disorientati e quindi spiazzati a padroneggiare il destino di molti.
E infine, larghe sacche di oppositori ad oltranza che volutamente ignorano o lasciano trasparire repulsione con atti di miseria morale e intolleranza razziali, tali da innescare un processo di dissociazione intellettuale fatalistica e discriminatoria.
Volutamente inconciliabile si mostra la desolazione alla domanda di aiuti umanitari che da questi fenomeni originano.
La poesia di Dante Maffìa va a toccare i nervi scoperti e dolorosi di un scoperchiamento di pensieri e di azioni, di travisamenti e soprattutto di fatalismo che ingenera una catastrofica forzatura delle regole, una condotta maldestra, un’opposizione omologante e inquietante per quelle genti (una moltitudine vagante), private del diritto d’asilo, svilite da sospensioni di libertà, dissociazioni d’identità, oppressioni e frustrazioni nei diritti umani e civili, defraudate e umiliate.

martedì 20 marzo 2012

COME FOGLIE IN AUTUNNO: presentazione della silloge poetica di Ester CECERE


Venerdì 23 marzo 2012, alle ore 17,00, presso il Consolato Generale dell’Ecuador, in Via Vittor Pisani, 9, a Milano, si terrà la presentazione dell’opera di Ester Cecere Come foglie in autunno(Edizioni Tracce 2012 - € 11.00).
L’evento è a cura di Guaman Allende. Sarà presente l’Autrice.
Al termine della presentazione seguirà un rinfresco.



lunedì 23 gennaio 2012

"Vertigine d'acqua" di Nicoletta Di Gregorio: una nota critica di Ninnj Di Stefano Busà



"Vertigine d'acqua" è l'ultimo lavoro poetico di Nicoletta Di Gregorio, un vademecum esistenziale nel quale l'autrice si mostra in tutta la sua ampiezza, esplorando la gamma delle sue ricerche intellettuali e umane in atmosfere dense di luce, di chiaroscuri, di aperture atte a mostrare l'incanto della parola in un lirismo rinnovato e sorretto dalla creatività. La raccolta di testi si svolge attraverso un itinerario che precorre e percorre l'excursus privato che si coagula, si fonde e rifonde, attraverso immagini di repertorio inconsuete. Un far poesia, quello della Di Gregorio, che accompagna la coscienza del reale, pur non estraniandosi dal sogno, dal suo infinito flusso e riflusso di pensiero, proprio come dinnanzi ad una vertigine d'acqua.


Chi guarda dall'alto di una rupe la vasta distesa d'acque fluttuanti non può fare a meno di provare una sorta di "vertigine"...Ecco, così, appare la realtà temporale di Nicoletta, una dirompente vastità in cui si annullano le sensazioni del quotidiano per inseguire -il sogno- che s'insinua nelle pieghe più profonde dell'animo, come una misura "altra", una dimensione che si smaterializza dalla realtà per attraversare la trasparenza ignota e misteriosa dell'immaginario.

Nicoletta Di Gregorio si avvale di ritmi interni al verso, gioca con una prospettica visuale che incanta. Il lettore non può non rimanere colpito dalla sua straordinaria eleganza lessicale, dalla sua abilità scrittoria, che fanno di ogni testo un traguardo per sempre nuove esplorazioni di luce, che inevitabilmente, in un contesto così ampio di evoluzioni di pensiero si ripresentano, si alternano, si avviluppano, talvolta anche intrecciandosi tra loro, come matasse filiformi di immagini fluttuanti, mai dome, perché la creatività dell'autrice è indefettibile, inesauribile, stratiforme, sa trovare armonie flautate, o cristallizzarsi in afflati d'ombra solitari, in nicchie che hanno la malinconia assorta di un procedere lento, smagnetizzato dalla realtà di ogni giorno, ma ad esso connesso per necessità di superamento, dentro un contraddittorio che lo deforma e lo denuda.

Nicoletta Di Gregorio intrattiene un rapporto privilegiato con il lettore, perché lo accompagna a respirare l'episodio meraviglioso del suo immaginario sensibile, lo trascina in un empireo quasi favoleggiato in cui si annullano le distanze sensoriali per rincorrere e attraversare territori iperurani, mondi condivisibili in cui la nostra levità ha senso nella coscienza di un traguardo ultimo di vita, "oltre" noi stessi.

Vi è in quest'autrice la sublimità del narrato, vi si riscontrano le caratteristiche di una tendenza al verso libero, che tuttavia non si mostra mai prosastico, perchè molto attento al valore fonico del linguaggio, il quale di sovente sa creare suadenti impasti sonori, eccezionali chiuse elegiaco/tonali molto raffinate.

I risultati sono sempre convincenti e armoniosamente raggiunti, pienamente realizzati da un complesso sincronismo che crea una poesia "soft" scevra da orpelli e sontuosamente incastonata in atmosfere idilliache che hanno il respiro profondo della sapienza del cuore, una architrave che sa impostare cauti messaggi di malinconia, senza darlo a vedere, perché anzi quella malinconica luce sa avvolgere e trasportare in un neorealismo di silenzi, di obliosi traguardi introspettivi che fanno la differenza. L'emozione non ricalca scritture già lette, perché, nell'avventura letteraria, Nicoletta Di Gregorio è sempre nuova negli ampliamenti diversificati della sua esperienza poetica, pur senza allinearsi alla tradizione simbolista, sa stabilire una cifra personale unica e irripetibile: stupore indefinibile che ci pervade in una lunghezza d'onda che, seppure a volte sfiora l'ermetismo, sa individuare i tratti salienti di un sentire illuminante di suggestioni e di memorie, che è proprio della vera, alta poesia.

Andando avanti nella lettura, questa poetica mi appare una fantastica miscellanea di note, di sfumature, in un tirocinio poetico di grande levatura che sa individuare la stagione neorealistica, pur non estraniandosi dalle soluzioni stilistiche più moderne.

Modelli di perizia linguistica vanno quanto meno evidenziati, di cui la poetessa fa sfoggio in un andirivieni di luci, di lampeggiamenti, di sigle sue proprie, creando atmosfere fantastiche a cavallo tra lo sperimentalismo e il classicismo, ciononostante marcando, riferimenti ermetici che ribadiscono la lezione e l'assimilazione di poeti d'alto rango.


Vertigine d'acqua
Edizioni Tracce, 2011
collana I Cammei
pp. 56
€ 11.00
ISBN 978-88-7433-798-9
dimensioni cm 19x14


lunedì 16 gennaio 2012

"La radice del mare" di Maria Luisa Spaziani: una nota critica di Ninnj Di Stefano Busà

Una raccolta compatta e armoniosa, come solitamente sono tutte le sillogi poetiche di Maria Luisa Spaziani. La poesia dell’autrice si snoda attraverso itinerari di luci e ombre e s’incanala in una metafisica che ha le caratteristiche di una filosofia del cuore.
La ricca produzione poetica ne è una dimostrazione di fede, sempre fedele al filone del neorealismo romantico che ha segnato tanta parte della sua carriera letteraria.
La poesia di questa raccolta è incentrata sul mare, sulla natura, sui miti di una trasposizione lessicale che hanno determinato e resa celebre la sua vicenda culturale e umana.
Una poesia la sua, che sarebbe alquanto limitativo definire o etichettare come poesia di un solo “filone” letterario, Maria Luisa Spaziani ne compendia molti e tutti interessanti, tutti percepiti all’insegna di un linguaggio scarno, coerente, molto vicino alla intelligenza del cuore, pure se la ragione o la filosofia della vita vi fanno capolino in una indiscussa parabola di tempo, di scienza e fantasia. L’immaginazione della Spaziani è figlia del suo tempo, ne umetta episodi di luce, ne persegue punti ineludibili di religioso stupore, di riflessione, di appassionato fervore lirico.
Il mare come tema della ciclicità risorgente, delle maree del cuore, della trasformazione e rinascita, della purificazione, della contemplazione è l’argomento dominante di questa sua ultima raccolta. In esso va riletto l’eterno ciclo vitale, che ridisegna la ricchezza dei valori perenni, racchiude l’evento evocativo in una parabola di vita, di avventura, di suggestione. Vi sono pagine di grande conciliazione fascinosa e lirica, ascrivibile all’endecasillabo a cui spesso l’autrice si ispira in una trasparenza quasi religiosa che sostanzia e fortifica il grande mistero della natura-madre-serena.
Ne “La radice del mare” si avverte il linguismo della Spaziani, a cominciare dal suo gioioso canto che introita nella natura stessa il suo apogeo referente e assorto, indicativo di una rinascita, quale è sempre il flusso e il riflusso della sua poetica.
A mio giudizio, però, in quest’opera c’è un sommovimento d’anima che dà ulteriore vigore alle immagini, le fa vorticare in un turbinìo d’ali di alto lignaggio lirico, proprio come si addice ad una veterana della poesia quale è la Spaziani.
Il verso è come sempre sciolto e sonoramente raccolto in un alveo di biografismo lessicale ricercato e felicemente risolto. L’esito finale di ogni testo è perfetto, come in tante altre opere precedenti, In scansioni rapide e chiare, quasi fulminanti, come si caratterizzano da sempre, nelle numerose sue opere, a cominciare da “Le acque del sabato” 1954, a “L’utilità della memoria” 1966, a “L’occhio del ciclone” 1979, “Geometria del disordine” 1981; La stella del libero arbitrio”, 1986; “La luna è già alta” 2006; per giungere a questo suo ultimo lavoro che ridefinisce il suo lungo percorso letterario con una strategia lessicale di indiscusso valore.


Ninnj Di Stefano Busà