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lunedì 18 maggio 2015

"Non lasciate che uccidano i poeti": martedì 19 la presentazione della silloge di Stefano Colli a Grosseto

Martedì 19 maggio, alle ore 18.00, presso la Pizzeria l'Archetto, in Piazza della Palma, a Grosseto, si terrà la presentazione della silloge poetica di Stefano Colli Non lasciate che uccidano i poeti.
Il libro:
Stefano Colli propone un testo poetico suggestivo e convincente, ricco di sfumature espressive. Si tratta in particolare di una silloge di poesie incisiva e dal ritmo cadenzato, che tratta differenti tematiche con grande intensità. Emerge in particolare (com’è evidente dal titolo) il tema della poca attenzione nei confronti della poesia e dei poeti da parte dell’attuale società, a cui il nostro autore risponde non con il silenzio (cfr. Alberto Pimenta, “Il silenzio dei poeti”), ma anzi con rinnovato fervore espressivo, con la dignità di chi è consapevole che “La poesia è il tuo vizio, assurdo / in un’epoca la cui essenza / è rumore”.
D’altra parte i testi si muovono da situazioni di vita quotidiana verso un orizzonte di ricerca del senso dell’esistere che porta anche a riflessioni sociologiche e politiche, insomma verso quella che una volta si sarebbe definita “poesia civile”, con contenuti legati all’impegno civile e alla solidarietà sociale: “Quando guardo i miei allievi negli occhi / non so scorgere il loro futuro / spero solo che non siano servi sciocchi / e che la scuola non ne ammazzi più della guerra. / Per quanto mi riguarda / a me che posseggo soltanto le parole / non resta che intonare un canto antico / perché le vere poesie sono sempre politiche”.

giovedì 19 febbraio 2015

"Non lasciate che uccidano i poeti": venerdì 27 febbraio la presentazione della silloge di Stefano Colli a Grosseto

Venerdì 27 febbraio, alle ore 17.00, presso la Banca della Maremma, in Corso Carducci 9, a Grosseto, si svolgerà la presentazione della silloge poetica di Stefano Colli Non lasciate che uccidano i poeti.
Dialoga con l'Autore Letizia Stammati.
Dalla prefazione al libro a cura di Ubaldo Giacomucci:
Stefano Colli propone un testo poetico suggestivo e convincente, ricco di sfumature espressive. Si tratta in particolare di una silloge di poesie incisiva e dal ritmo cadenzato, che tratta differenti tematiche con grande intensità. Emerge in particolare (com’è evidente dal titolo) il tema della poca attenzione nei confronti della poesia e dei poeti da parte dell’attuale società, a cui il nostro autore risponde non con il silenzio (cfr. Alberto Pimenta, “Il silenzio dei poeti”), ma anzi con rinnovato fervore espressivo, con la dignità di chi è consapevole che “La poesia è il tuo vizio, assurdo / in un’epoca la cui essenza / è rumore”.
D’altra parte i testi si muovono da situazioni di vita quotidiana verso un orizzonte di ricerca del senso dell’esistere che porta anche a riflessioni sociologiche e politiche, insomma verso quella che una volta si sarebbe definita “poesia civile”, con contenuti legati all’impegno civile e alla solidarietà sociale: “Quando guardo i miei allievi negli occhi / non so scorgere il loro futuro / spero solo che non siano servi sciocchi / e che la scuola non ne ammazzi più della guerra. / Per quanto mi riguarda / a me che posseggo soltanto le parole / non resta che intonare un canto antico / perché le vere poesie sono sempre politiche”.
Una silloge, dunque, di notevole maturità stilistica e di contenuti, sottolineata da una forma scorrevole e spesso comunicativa, in cui prevale la forza delle immagini e la tensione etica.
Il passaggio da un “io lirico” a un “noi” sociale viene testimoniato, infine, dal finale della raccolta: “Noi sappiamo soltanto / di essere soli e ansimanti / in attesa di aurore / distese laggiù, all’orizzonte / di una terra smarrita / e di nuove scialuppe da salpare”.

Nato a Grosseto l’11 ottobre del 1970, filosofo di formazione, Stefano Colli insegna filosofia e storia al liceo scientifico della sua città natale. Scrive poesie dal 2005 e ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra i quali: premio speciale della Giuria (4° posto ex aequo) al premio Penna d’autore 2006 di Torino (sez. silloge inedita); premio riservato ai poeti della provincia di Grosseto per il Dino Bavona di Montepescali, 2007 e 2014; terzo posto al premio G. Pascoli 2011, sez. silloge inedita; 5° posto al premio ‘la poesia del 2012’, La Nuova Tribuna letteraria; 2° posto al premio di poesia Il Litorale 2013, sez. silloge inedita.
Stefano Colli ha pubblicato due romanzi: L’estate di Emma, Europa Edizioni, Roma 2013; Qualcosa di insolito, I Libri di Emil, Bologna 2014, che ha ottenuto recentemente l’8° posto, Premio speciale della giuria al concorso San Domenichino di Massa.
Ha da poco creato un blog il cui indirizzo è www.stefanocolli1970.it
Non lasciate che uccidano i poeti è la sua prima raccolta edita.

mercoledì 4 febbraio 2015

"Non lasciate che uccidano i poeti": la recensione di Fiorella Cappelli al libro di Stefano Colli su www.aphorism.it

Condividiamo la recensione di Fiorella Cappelli alla silloge poetica di Stefano Colli Non lasciate che uccidano i poeti, apparsa sul sito www.aphorism.it:
È vento di libeccio, caldo e sabbioso ma anche umido e messaggero di pioggia, o vento di maestrale, freddo e portatore di mareggiate il verso libero che ti solleva e ti conduce in sospensione di pensieri tra anfratti ed imperscrutabili fenditure, ataviche ignote profondità dove luce e respiro hanno vita propria nella poesia, nella sensibilità del poeta. È la poetica dell'ascolto del silenzio (ovvero, bisogno di poesia) quella di Stefano Colli, alla sua prima raccolta con "Non lasciate che uccidano i poeti", una silloge di cinquanta liriche inserita nella Collana di poesia "Anamorfosi" Edizioni Tracce, che vivono di ispirazione del silenzio della notte. Questo poeta toscano, amante ed insegnante di filosofia padroneggia il verso quale esperto prodiere che ama e teme il mare quando il vento la fa da padrone: "Ho sempre ascoltato il canto del mare/ quell'andarsene a spasso per il mondo/ ...Il mare mi rese poeta/ e per questo lo ringrazio". Ed ecco la poesia immergersi, infrangersi per poi volare, spaziare tra "Incanto di Donna" in versi sciolti che incarnano sensuali, ambite emozioni e "Nudo come la notte" ("Immagino il tuo corpo di ventenne/... /Scrivo questi versi prima che fuggano/ come desideri mossi dal vento").Diviene inno, quasi preghiera, mancato respiro la poesia, quando è "Il colore della vita" e "assai più gelido è l'attimo/ che ti risucchia nell'ignoto". Bellissima ed inquietante lirica con la quale il poeta Colli dà voce a chi non sarà mai dato gioire del prodigioso incanto del nascere ma ecco che con la poesia "vivrà", protagonista eterno, quasi a voler rendere giustizia, leggerezza ai suoi affanni e nella chiusa colpisce ed affonda, l'eterno rimorso: "Leggero è il silenzio/ dei miei affanni, troppo pesante la zavorra/ di chi ha giocato a dadi con la vita". Il poeta descrive il suo tempo: storie, accadimenti, problemi sociali, e lo fa attraverso "un vizio assurdo": "La poesia è il tuo vizio, assurdo/ in un'epoca la cui essenza/ è rumore:camaleonte dei nostri tempi,/ penetri l'identico in varietà multiformi". Il poeta la ama, la poesia, per lui è vita; se così non fosse la pioggia non avrebbe parole: "Non fa rumore/ la pioggia quando bussa/ con le sue parole fradice di terra". È ricorrente la pioggia, nella poesia del Colli, quasi a voler lavare le impurità della Terra. Ed ecco il poeta attingere ai tramonti sul mare ("Ammirare il mare verso sera/ è sfogliare le pagine dell'ignoto"), ai silenzi della notte ("Nel silenzio della notte o quando/l abili ombre accenna la sera/ si dice che nasca una poesia"), alle tinte dell'autunno ("L'alloro può solo attendere/ la solenne pietà dell'incipiente/ autunno. E placida veglia la luna") per far giungere al lettore profumi, colori. E il poeta sa anche come far riaffiorare l'attimo nel rievocare tragici eventi con la pietà della parola nelle poesie "dedicate" a: Yara Gambirasio in "Sorriso di Bambina"; alle vittime della strage alla stazione di Bologna e alle loro famiglie in "2 Agosto, ore 10.25"; ed ancora a Marco Simoncelli in "Eppure Correvamo Felici"; alle vittime della Shoah in "Il Fornaio di Dachau"; a Pier Paolo Pasolini in "Non lasciate che uccidano i poeti", l'intensa lirica che lancia un grido al mondo ("Non lasciate che vincano i rimpianti/ finché il futuro donerà domande/ libere dalla boria dei profeti").