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venerdì 7 novembre 2014

Ostaggio della vallata: domani la presentazione del libro di Fausta Genziana Le Piane

Domani, sabato 8 novembre, alle ore 18.00, presso la Libreria ODRADEK, in Via del Banchi Vecchi 57, a Roma, si terrà la presentazione del libro Ostaggio della vallata di Fausta Genziana Le Piane.
Presenterà Plinio Perilli (Poeta e Critico Letterario).
Questa la vallata, il Limbo che ci tiene in ostaggio ma anche prepara la risalita, la fuga petrosa o fulgida da un purgatorio che già ascende, s’avvita in approdo e premio amoroso – paradiso in terra, l’umile Eden che sempre inseguono i poeti, florido e verdeggiante, se non celestiale...Ogni poesia è un fiume, un Letè/Eunoè da cui usciamo battezzati e redenti, puri come Matelda consentì a Dante.
In contemporanea ci sarà l'inaugurazione della mostra di collages “La vita in pieno giorno” di Fausta Genziana Le Piane.

Sono una ladra di immagini. Raramente un collage parte con un tema al quale fa seguito la raccolta del materiale. E’ il contrario, come per la poesia. C’è una fase d’immagazzinamento di tutto ciò che mi colpisce per colore, forma, contenuto. Durante l’attesa, negli studi medici, dove è facile trovare riviste illustrate, sfoglio le pagine e le strappo furtivamente. Il materiale è raccolto emesso da parte. Perfino dimenticato. Poi, arriverà il momento in cui questi frammenti sorgeranno dal caos e andranno a formare come tanti tasselli il disegno compiuto d’un tema che mi ossessiona.

La mostra si protrarrà fino a venerdì 14 novembre.

Fausta Genziana Le Piane, laureata in Lingue, ha insegnato francese e ha vinto una borsa di studio per la Romania. Ha curato le schede di lingua francese per la grammatica italiana comparata di Paola Brancaccio e adattato classici francesi per la scuola superiore. I suoi libri di poesie, Incontri con Medusa, La Notte per Maschera, Gli steccati della mente, Stazioni/Gares e Ostaggio della vallata hanno incontrato il favore della critica. Con Tommaso Patti, ha pubblicato la raccolta di racconti Duo per tre, cui ha fatto seguito Al Qantarah-Bridge, Un ponte lungo tremila anni fra Scilla e Cariddi, La luna nel piatto, con annesso un sedicesimo dedicato alla pittura di Pinella Imbesi, Interviste a poeti d’oggi, Un libro, un luogo: itinerari dell’anima, Gente (non) comune, La meraviglia è nemica della prudenza, invito alla lettura de “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. I libri: Duo per tre, Interviste a Poeti d’oggi, Gente (non) comune e Al Quantarah-bridge sono anche stati pubblicati in formato e-book dalla Casa Editrice Dante Alighieri. E’ iscritta all’Ordine dei giornalisti e realizza collages.

www.faustartepoesia.org

mercoledì 22 ottobre 2014

"Ostaggio della vallata": la recensione di Merys Rizzo alla silloge poetica di Fausta Genziana Le Piane

Condividiamo una recensione alla silloge poetica Ostaggio della vallata di Fausta Genziana Le Piane scritta da Merys Rizzo:
Il cuore profondo della vita intrama i versi della raccolta, rendendo figurative il movimento, che porta alla parola ogni percezione d’essere. "Ostaggio della vallata" è un’opera concentrata eppure immensa, perché al lampo breve dei testi, che illumina nuclei di pensiero e di emozioni, s’intreccia l’amplificazione generata dalle note poste a piè di pagina. Ogni aspetto visibile, udibile, pensabile, colto come vibrazione delicata nel ritmo, ora esaltante ora sfinito, dell’apparire, trova nelle suggestioni evocative la dignità dell’essere, che sfiora, talvolta, una ineffabile sacralità. 
L’infinito fa le sue razzìe / teso / tra i cinque punti cardinali / delle dita / come pirata / su nave all’arrembaggio. […] . È l’incipit dell’opera, che si prefigura, dunque, come cammino verso un’ulteriorità spinta oltre la soglia delle parole, oltre la resistenza del dato e della vitalità del suo irrompere. Tra intensificazioni, accordi, riverberi, interni lampeggiamenti e accensioni esterne si ritrova un’interiorità più intima del riposto delle cose, che si dispiega via, via, rispettando, quasi, una drammaturgia necessaria. Ciò avviene, soprattutto, nel passo dolce del continuum tra ciò, che nella prima parte della pagina i versi fermano in sintesi poetica, mediante la parola dell’ineffabile, e ciò, che il pensiero nelle lunghe annotazioni a margine precisa, dichiara, spiega, formulandosi sul limite di un richiamo colto o di una gittata evocativa o di un dato memoriale. Così l’intera raccolta si presenta come un entrare ed uscire, un andare e tornare da e verso luoghi del "pathos" e del "logos", profilando un transito lungo dalla purezza lirica alla narratività, dalla metafisica essenzialità alla storica referenzialità. La poesia eccede il desiderio del soggetto e il soggetto si palesa nella ricognizione attenta a piè di pagina, quasi a continuare il processo percettivo e cognitivo iniziato prima.

martedì 14 ottobre 2014

Ostaggio della vallata: la recensione di Carmine Chiodo alla silloge di Fausta Genziana Le Piane

Condividiamo una recensione alla silloge Ostaggio della vallata di Fausta Genziana Le Piane scritta dal Prof. Carmine Chiodo:

Della poesia di Fausta Genziana Le Piane la critica nel corso del tempo ha dato giudizi positivi ed ora qui con questa nuova silloge la Le Piane si riconferma una poetessa di tutto rispetto.
Fausta Genziana Le Piane
Ostaggio della vallata
(Edizioni Tracce 2014)
Prefazione di Plinio Perilli
La sua poesia molto è pensata e sentita, oltre che orchestrata e caratterizzata da una lingua che aderisce di volta in volta alle varie situazioni presentate. Inoltre è poesia ben inquadrata ed essenziale e tutto fluisce con ordine e chiarezza, e, al riguardo ecco alcune citazioni: "Sbocco d'amore / come di sangue / a fiotti / caldo rosso / violento" (Vita, p.111); "Nei folti e intricati / ricci di bambina / sono rimaste impigliate / intatte / le lettere rosse e nere / vibrate dal nastro / della tua macchina da scrivere, / padre, / dove con forza, precisione e sveltezza / pigiavi i tasti / che hanno scritto la mia vita" (La macchina da scrivere); "L'amore è / una macchia rossa / tra me e te. / Si ritrae / poi si allarga / si spande. Nel buio / splende" (Forma, p.43). 
Bastano i versi che ho appena citato per farci un'idea di che tipo di poetessa è la Le Piane. Una poetessa che certo non ama versi oscuri o ermetici oppure metafore strampalate e cervellotiche. La ricerca espressiva della poetessa è continua e coerente e produce risultati poetici eccellenti: "La mia poesia / mi piace portarla con me / ovunque. / Nascosta / partecipo alle cose / in modo diverso” (Poesia, p.127). Un testo questo molto importante in quanto dice l’atteggiamento della poetessa verso le cose, verso la vita, una dichiarazione di poetica, capace di aggirare le teorizzazioni colte. Orbene in tutta la raccolta si nota come l’io poetante assume di volta in volta vari atteggiamenti interni ed esterni davanti alle cose ed alla vita stessa, alle parole, e, a proposito quest'ultime in un componimento dal titolo “Torneranno le parole”, leggo:
"Entreranno trionfanti / fino alla stanza del re / e regaleranno una collana / scintillante alla regina" (Torneranno le parole, p.128). 
Procedendo nella lettura ci si imbatte in una poltrona di velluto blu (La poltrona): "Vi sprofondo / con il peso / del corpo stanco, / dei ricordi, / di sillabe spezzate. / Morbida mi accoglie / e non chiede nulla / mi sostiene, mi avvolge. / Accetta il mio sonno" (La poltrona, p.71).

venerdì 21 febbraio 2014

Nina Maroccolo, “veggente” del XXI secolo

Condividiamo le riflessioni di Fausta Genziana Le Piane (poeta, scrittrice e giornalista) sull'opera di Nina Maroccolo "Malestremo":

Nina Maroccolo, “veggente” del XXI secolo
Nina Maroccolo è un talento raro, uno di quelli che si è felici di incontrare perché tanto c’è da imparare dal loro modo di scrivere e vivere la realtà. E’ un’artista vera dalla personalità originale e spiccata anche nel modo di vestire e di porgersi, del tutto personali, sorprendenti e stravaganti. Vengono in mente i grandi dandies (senza la loro ostentazione di eleganza, il loro disprezzo, il loro distacco dalla realtà), da Oscar Wilde a Charles Baudelaire per i quali l’abbigliamento era già poesia, un modo di presentare con orgoglio la propria diversità in un mondo omologato. In un’epoca in cui l’Arte è grigia, appiattita, fatta di luoghi comuni, Nina, sincera e imbarazzante, è una voce fuori dal coro: propone sperimentazioni di linguaggi e contenuti mai fini a se stessi.
Questa non vuole essere una recensione a Malestremo perché altri meglio di me sapranno farla ma, solo una riflessione.
La formula breve data ai racconti di Malestremo – Sedici saggi sull’altrove, Edizioni Tracce, 2013 - ne facilita la lettura: ogni racconto è come un lampo accecante. Nina si tuffa nell’abisso del suo io che diventa sé e poi noi: “Je est un autre”, fissando le sue vertigini.
La sua scrittura – del tutto particolare – insolita, evocativa, a volte surreale, a volte allucinata - che ricorda, come ho già detto quella di Arthur Rimbaud - scava l’insondabile, cerca sogni, miti, destinazioni, magie, luoghi d’appuntamento. Istanti. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Dal racconto intitolato Cronistoria di un’attesa dove un appuntamento segnato dallo scorre dei minuti diventa pretesto per indagare se stessi a quello intitolato In viaggio dove la ricerca spirituale - cominciata nei due libri precedenti - continua puntuale.
Il libro è, infatti, sospeso tra realtà – la terra – e spiritualità – il cielo, l’alto, tra realtà e sogno. Ricorre l’immagine della montagna (In viaggio, Si è frantumata la montagna): alta, verticale, vicina al cielo è il simbolo della trascendenza e del centro. La montagna frana, bisogna iniziare un nuovo cammino.

mercoledì 4 dicembre 2013

"Animamadre": la recensione al libro di Nina Maroccolo a cura di Fausta Genziana Le Piane

Condividiamo la recensione di Fausta Genziana Le Piane al libro "Animamadre" di Nina Maroccolo
MA CHE SAPORE HA UNA GIORNATA UGGIOSA
Spleen baudelairiano per Nina Maroccolo: l’Isola Tiberina diventa l’Île de la Grande-Jatte di Seurat
Leggo a caso una pagina dal libro “Animamadre” di Nina Maroccolo, Tracce Edizioni, 2012; è una pagina di diario:

7 novembre
Domenica insostenibile.
L’uggia del tempo mi rende acquattata, similmente alle piante gracili quando trattengono pioggia o umidità: con le iridi rivolte all’ingiù. Quel tanto da colloquiare con i piedi dei passanti, prediligere il contatto ravvicinato col suolo bagnato.
Penso: “Se questo è l’asfalto, il sottosuolo com’è?”
“E’ la convinzione della malattia” suggerisce Italo Svevo.
Intanto i passeggiatori della domenica ti guardano e non ti vedono (nei giorni lavorativi usano gli occhiali: continuano a non vederti, ma lo fanno meglio).
Seurat li intride di monocromia. L’Isola Tiberina diventa l’Île de la Grande-Jatte: intrattiene dame ammaritate, bambini, cani, scimmiette.
L’universo pomeridiano li astringe nel grigiore. Li conduce per assenza.
Manca la tua luce sferica, Seurat!
La pioggia cade fitta. Infilerei il cuore in una bettola.
Apprenderebbe volentieri la tiritera dei sorsi d’uva ingollati fitti fitti, se solo smettesse di diluviare.
Origlio le nostre vite, Livio. Veri conciliaboli d’annata.
Ore 23
Assumo la seconda dose unica di lachesis. Istantaneo miglioramento.

PREMESSA
Il quadro di Georges Seurat al quale si fa riferimento nel testo è “L’ile de la Grande jatte” in cui il pittore dipinge una tipica domenica pomeriggio sull'isola della Grande Jatte, un luogo molto popolare ai suoi tempi, sulla Senna, a nord-ovest di Parigi. Per sei mesi andò ogni giorno all'isola a fare schizzi del paesaggio e delle molte figure – quasi in forma geometrica - che lo animano (la madre con la bambina, o la donna a destra, vestita all'ultima moda) prima di dipingere, nel suo studio, il quadro completo. Le figure sono come inchiodate alla tela, immobili e la scena è statica. La donna con la bambina e con l'ombrello rosso, l'unica in posizione frontale, è il perno su cui ruota tutta la scena. Il colore è scomposto in una fitta trama di punti, stesi con assoluta precisione scientifica. Un'ampia zona d'ombra in primo piano aumenta la luminosità della parte in profondità.