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giovedì 19 settembre 2013

Fra le righe dell'Inferno dantesco il peccato di sodomia riveduto dallo studioso Aldo Onorati

Condividiamo l'intervista di Lidia Borghi ad Aldo Onorati, dantista e critico letterario, autore del romanzo “Le tentazioni di Frate Amore" (Edizioni Tracce 2013, Collana I Cammei), apparsa sul blog http://lidiaborghi.blogspot.it il 16 settembre e su Tempi di fraternità.
Aldo Onorati è uno studioso di fama internazionale che ha dedicato la sua vita di professore e di ricercatore a Dante e alla Divina Commedia. Durante una tiepida primavera tarda del 2009 giunse a Genova insieme al giornalista Daniele Priori, ospite del comitato organizzatore del Genova Pride, per presentare il libro appena pubblicato per i tipi Anemone Purpurea intitolato Dante e l'omosessualità. L'amore oltre le fronde. A condurre l'interessante dibattito fu la giornalista genovese Donatella Alfonso de La Repubblica. Quella che segue è l'intervista che Onorati ha accettato di rilasciarmi. 
Professor Onorati, la Sua frequentazione con Padre Dante è antica: era il lontano 1965 quando Lei cominciò a tenere conferenze sul nostro più grande poeta, sia in Italia che all'estero.
R.: Se sfoglio i primi ritagli di giornali che conservo per documentazione, molti riguardano le conferenze tenute proprio nell’anno che lei cita, il VII centenario della nascita dell’Alighieri. Da piccolo, dopo la guerra, passavo il tempo a scuola al mattino, e il pomeriggio, nel freddo di quegli inverni nevosi dei Castelli Romani, mi rintanavo nella rivendita di vino nostra, dove ascoltavo, dalla voce degli analfabeti, le terzine dantesche tenute a memoria nella tradizione orale. Un certo Oberdan recitava almeno una decina di canti dell’Inferno. Mio padre mi spronava così: “Senti? Questi signori che non sono andati a scuola conoscono i grandi poeti e tu, che studi ogni giorno, cosa sai?”. In questa maniera emulai i prodigiosi recitatori, imparando anch’io qualche verso di Dante. Pian piano, si è accresciuta la materia mandata a mente. Le mie conferenze su Dante sono gremite per la curiosità non solo delle “scoperte” strane nel Poema Sacro, ma perché non guardo il testo e recito.