Condividiamo l'articolo di Grazia Calanna sull'ultimo libro di Nina Maroccolo "Malestremo", uscito giovedì 30 gennaio sul quotidiano "La Sicilia".
"Quel battito di foglia su pelle d’organza rendeva erbacea Annette. Ossigenava ogni lembo epidermico di clorofilla, salmo laico, crescente fertile mitralico. Quasi un congeniale atto di fede: selvatico, corinzio, a volte irritante. Ma trasparente. La camicetta che indossava Annette si chiamava Annette. L’anima di Annette era quel battito sempre più vicino all’aggrumarsi fogliante in piena fibrillazione. Faceva vento. Tirava forte in quel mattino d’acqua battente. E l’anima di Annette tempestò malumore mentre s’inurbava nell’omeopatica ritualità giornaliera, infibrata di notti bianche, linde, profumate di candeggina”.
Dal racconto “Annette”, un passo eloquente tratto dal nuovo libro di Nina Maroccolo “Malestremo-Sedici viaggi nell’Altrove”, florida silloge di narrazioni che si muovono, impalpabili, sul ciglio celeste dell’inconoscibile (Ed. Tracce).
L’altrove letterario di Maroccolo, chiarisce Marco Palladini nell’introduzione, segue un solco ostinatamente denarrativo, non c’è alcuna linearità narratologica nei suoi testi, che sono composizioni eterovaganti o extravaganti germinate da uno sguardo integralmente poetico, anzi meglio sofopoetico.
Tracciati di scritture polimorfiche che inanellano pensieri a cascata, considerazioni e cognizioni errabonde su questioni etiche, noetiche, filosofiche, scientifiche, religiose, numerologiche.


